di Francesca Marruco
Sette proscioglimenti e 19 rinvii a giudizio. E’ questo l’esito dell’udienza preliminare relativo all’inchiesta sul depuratore comunale gestito dalla Codep a Bettona. Il gup Luca Semeraro lo ha deciso dopo oltre quattro ore di camera di consiglio. Davanti alla corte d’assise di Perugia, il 10 gennaio prossimo siederanno dunque il presidente di Codep Graziano Siena, i vicepresidenti Rinaldo Polidori e Giovanni Mattoni, i consiglieri di Codep Sergio Longetti e Nicola Taglioni, l’autotrasportatore Gianni Berretta, gli imprenditori Stefano Zanotti e Massimo Mencarelli, il funzionario dell’Arpa Susanna D’Amico, i tecnici dell’Arpa Antonio Bagnetti e Claudio Menganna.
Reati A giudizio anche Nicoletta Giammarioli, Renato Mattoni, Giuseppe Mencarelli, Giuseppe Meschini, Giampaolo Proietti, Paolo Schippa e Renato Taglioni. Per loro le accuse vanno dall’associazione per delinquere allo scopo di commettere una serie indeterminata contro l’ambiente, la salute pubblica e la fede pubblica, al traffico illecito di rifiuti al disastro ambientale all’avvelenamento delle falde acquifere.
Proscioglimenti Prosciolti invece tutti i membri dell’allora Giunta comunale. Non luogo a procedere «perché il fatto non sussiste». L’ex sindaco Lamberto Marcantonini, il vice Valerio Bazzoffia e i membri della giunta Andrea Castellini, Luca Costantini, Franco Massucci, Rosita Tomassetti e Rossella Lispi. L’accusa contestava loro di aver effettuato delibere di fatto a favore di allevatori e di Codep per il conferimento di reflui anche in violazione della norma o in assenza dei presupposti, in modo da garantire alla cooperativa un illecito profitto. Loro si erano sempre dichiarati innocenti. Per loro il pubblico ministero Manuela Comodi aveva chiesto tre anni per l’allora sindaco e l’allora vicesindaco e un tecnico del comune, due anni per tutti gli altri componenti della giunta. Il caso Codep è stato anche al centro della recente campagna elettorale, che ha visto Marcantonini sconfitto da Frascarelli.
Accuse I reati contestati alle persone rinviate a giudizio erano tutti in relazione alla gestione del depuratore di Bettona, gestito dalla Codep. Per l’accusa, questo gruppo di persone, sistematicamente, grazie al supporto dei tecnici dell’Arpa territoriale, avrebbero gestito illecitamente i reflui zootecnici, utilizzando meno terreni di quelli dichiarati, concentrando quantità superiori al consentito e, si ipotizza, sversando diversamente i liquami.
Lo scandalo del depuratore Lo scandalo del depuratore di Bettona emerge nel luglio del 2009 con l’emissione di 11 misure di custodia cautelare, a conclusione di 3 anni di indagini da parte dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico diretti dal pm Comodi. «Il sodalizio – scriveva il pm– operava mediante l’irregolare e non autorizzata gestione dell’impianto al fine di consentire ai consociati di disfarsi agevolmente degli enormi quantitativi di rifiuti prodotti dalle proprie aziende zootecniche, lucrando sia sui notevoli risparmi derivanti dallo smaltimento illecito, anche attraverso conferimenti di terreni da parte di proprietari (…) sia sui proventi e le utilità derivanti dalle illecite attività connesse all’esercizio dell’impianto in violazione di legge».

