Si è ritirata in Camera di consiglio la Corte di Assise d’Appello di Perugia dinanzi alla quale si è svolto il processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox per l’omicidio di Meredith Kercher. La sentenza è attesa, secondo quanto riferito dalla cancelleria del tribunale, intorno alle 21.30. Il presidente della Corte prima di entrare in Camera di Consiglio ha chiesto rispetto in aula quando ci sarà la lettura della sentenza. «Non c’è spazio per tifoserie contrapposte. Ricordiamoci che è morta una ragazza e che ci sono in gioco le vite di due giovani».
Il rientro in tribunale Amanda e Raffaele sono stati riportati in tribunale intorno alle 20.35 su due cellulari della polizia penitenziaria con le tendine tirate per evitare ai tanti giornalisti di scrutare all’interno dei mezzi. Tanta la gente che piano sta affluendo nella piazza tra i vari palchi istituiti dalle emittenti televisive per le dirette. Alcune persone si sono affacciate alle finestre che danno sull’ingresso del palazzo di giustizia.
Amanda: ho perso un’amica Prima che la Corte si ritirasse in Camera di Consiglio Amanda Knox e Raffaele Sollecito hanno fatto, come previsto, le loro dichiarazioni spontanee. «Io ho perso un’amica nel modo più brutale e inspiegabile» ha detto l’americana. «Sono la stessa persone che ero allora. La sola cosa che mi distingue da 4 anni fa è quello che io sofferto in 4 anni». «Io non ero non ero a casa, ero da Raffaele. Se fossi stata in quella casa sarei morta anch’io, insieme a Meredith» ha poi aggiunto. Ritornando poi al giorno del delitto la Knox ha detto di «non aver ucciso: non ho ucciso, non ho violentato, io non ero presente a questo crimine. Io sono stata manipolata, la mia fiducia assoluta nell’autorità della polizia è caduta». «Non voglio essere privata della mia vita – ha concluso – e del mio futuro per qualcosa che non ho fatto. Io sono innocente».
Raffaele: non ho fatto del male a nessuno Davanti alla Corte ha poi preso la parola Raffaele Sollecito: «Mi viene chiesto il carcere a vita o addirittura la pena di morte, ma io non ho mai fatto del male a nessuno» ha detto. Sollecito ha chiesto alla Corte d’assise d’appello di considerare la sua innocenza, ha chiesto di sottrarlo a quella che ha definito «ogni giorno in carcere, alla fine di ogni giorno, è sempre la morte, è sempre così». «Sono quattro anni che porto questo bracciale con la scritta “Amanda e Raffaele liberi”. E’ un po’ ingiallito ma non è sporco. Questo braccialetto è un concentrato, è intriso di diverse emozioni: oggi è arrivato il momento di toglierlo». «Il desiderio di giustizia, gli sforzi, il cammino fatto in questo tunnel oscuro verso una luce, c’è desiderio di libertà e un po’ l’affetto e la tenerezza che io e Amanda ci siamo mostrati da quando ci siamo conosciuti». Concludendo Sollecito ha chiesto che la Corte d’Assise d’Appello di Perugia dia a lui e ad Amanda Knox «nuove speranze, un nuovo futuro, che penso meritiamo».
1.400 giorni in cella Sollecito ha poi ha raccontato di «30 poliziotti intorno a noi, tanti verbali in una sola notte. Ma lì c’era desiderio e volontà di uscire dalla Questura il prima possibile e tornare a casa e trovare qualcuno che ci aiutasse, perché eravamo soli. Non è vero che io abbia accusato Guede, è assolutamente falso non l’ho mai conosciuto, non ne ho mai sentito parlare. L’ho incontrato solo in qualche udienza, è assurdo anche doverlo ripetere». Poi , superando un altro momento di forte emozione: «Io e Amanda siamo detenuti da più di 1.400 giorni, trascorsi 20 ore al giorno in uno spazio che non supera i 2,5×3. E’ una situazione talmente drammatica che anche piccolissime cose rappresentano una importanza direi fondamentale. Come una carezza, un abbraccio, una prova di conforto che per un momento fanno lasciar da parte problemi gravissimi».
Sacrifici enormi L’imputato ha detto anche di «sacrifici enormi delle nostre famiglie» per affrontare il processo e tirar fuori la verità «che a me sembrava scontata sin dall’inizio. Cosa vi può dire Raffaele Sollecito, al quale nessuno ha mai chiesto qualcosa? La sera del 1 novembre ero in una situazione bellissima, quasi idilliaca per certi punti di vista, da li’ a pochi giorni stavo per discutere la mia tesi di laurea. Amanda è una ragazza bella, solare, vivace e dolce. Con lei dovevo trascorrere il primo fine settimana da solo. Tra noi due solo tenerezze e coccole, il nostro desiderio era semplicemente questo, non c’è niente di più in quella serata».
Bracciale simbolo di tenerezza «Il braccialetto che aveva al polso Sollecito – spiega l’avvocato Bongiorno – è un braccialetto che teneva sempre al polso in questi anni. A me aveva impressionato perché comunque dopo quattro anni gli vedevo sempre al polso un bracciale con la scritta Amanda». Secondo il legale, quindi, «siccome la tesi dell’accusa è sempre stata che c’era un rapporto esclusivamente sessuale, talmente i due erano attratti solo sessualmente e c’era una sorta di volontà di partecipare esclusivamente ad orge, a me invece aveva colpito questo braccialetto perché mi sembrava la classica dimostrazione di un rapporto di tenerezza, non di un rapporto di ossessione sessuale». I legali hanno riferito che incontreranno Raffaele nel carcere perugino di Capanne nel primo pomeriggio, in attesa della sentenza.
La folla di giornalisti Di fronte al tribunale dalle prime ore del mattino è presente una vera e propria folla di giornalisti, fotografi e teleoperatori inattesa. La sentenza sarà letta intorno alle 21.30-21.45, e saranno presenti la madre, un fratello e la sorella di Meredith. La decisione della Corte sarà trasmessa in diretta dalle principali tv mondiali. Oltre 400 i giornalisti accreditati. Sollecito e la Knox, che stanno scontando in carcere condanne a 25 e a 26 anni di reclusione saranno entrambi presenti in aula.
L’attesa in carcere Amanda Knox e Raffaele Sollecito hanno atteso nel carcere di Perugia il momento della sentenza e sono stati riportati in tribunale, come detto, intorno alle 20.35. La Knox, secondo quanto riferito dal deputato Pdl Rocco Girlanda che l’ha incontrata, canta e suona nella cappella del carcere. La Knox ha incontrato l’onorevole Girlanda per una decina di minuti nella sala riservata ai colloqui con gli avvocati. È apparsa tutto sommato tranquilla. «Era più agitata – ha spiegato Girlanda – in attesa della sentenza di primo grado. Trascorre queste ore cantando e suonando nella cappella del carcere. Si rilassa con la musica».
Sollecito: temo un altro errore Girlanda ha anche incontrato Raffaele Sollecito che si trova in una delle celle «di transito» del carcere perugino. Il giovane è stato infatti detenuto in questi anni nella casa di reclusione di Terni. Sollecito ha comunque ringraziato Girlanda – ha riferito lui stesso – per le belle parole nei suoi confronti. Al deputato è apparso teso. «Sono fiducioso – ha concluso Girlanda – e spero in un esito positivo del processo». «Si sta decidendo il mio futuro e io ho paura che la giustizia sbagli un’altra volta» ha detto poi il giovane pugliese incontrando i suoi avvocati nel carcere. Il giovane è in cella da solo nella sezione transito, senza libri né televisione. Sollecito ha chiesto per pranzo una bistecca ma per esigenze organizzative ha potuto invece mangiare solo un panino con una bottiglietta d’acqua.




Trovo incredibile il fatto che si siano formate “tifoserie” di innocentisti e colpevolisti. Come se fosse sufficiente leggere i giornali per capire cosa è accaduto. Lasciamo fare il proprio lavoro alla magistratura visto che è sul caso dal 2007. Poi l’atteggiamento dei media americani e veramente disgustoso. Alla fine di tutto una cosa è certa: dopo la povera Meredith la seconda vittima è Perugia.