di Francesca Marruco
Ha continuato a dire che lui quella notte è rimasto nell’auto vicino al cantiere, mentre i suoi due complici, Ndrec Laska e Alfons Gjergji, entrarono nel casolare in cui uccisero Sergio Scoscia e Maria Raffaelli. Ha risposto per quasi cinque ore alle domande del pubblico ministero Claudio Cicchella prima e dei difensori degli altri indagati poi. Ma non ha ceduto neanche un po’: Artan Gjoka, il fidanzato della prostituta albanese indagata per la rapina, continua a ripetere di aver partecipato all’ideazione di quello che doveva essere un furto, ma non di non aver preso parte in prima persona alla mattanza del 5 aprile scorso.
Che lavoro fai? Rubo «La prima volta che Andrea ( Ndrec Laska, ndr) è venuto a casa di Marjana – aveva raccontato Gjoka al pm nell’interrogatorio del 13 dicembre scorso – gli ho chiesto che lavoro facesse e lui mi ha detto che sapeva solo rubare. Una sera Andrea ha chiesto a Marjana se conosceva qualcuno che aveva i soldi, o un posto dove trovare soldi da poter rubare, lei gli ha detto che conosceva una persona che lavorava l’oro. Una sera Marjana tornando dal lavoro ci ha confermato con certezza che a casa di Sergio Scoscia c’era dell’oro».
FOTOGALLERY – IL GIORNO DEL DELITTO
Il sopralluogo Sempre secondo il racconto di Artan Gjoka, lui e Ndrec Laska, due sere prima del duplice omicidio, il 3 aprile 2012, sarebbero andati al casolare per un sopralluogo. Avrebbero preso un autobus, ma avrebbero sbagliato fermata, scendendo a un paese vicino Cenerente. «Dopo esserci riposati lì per tre ore – ha detto ancora Gioka -, Andrea si è allontanato, ha rubato una macchina, una Ford Focus scura vicino una casa ed è venuto a riprendermi. Abbiamo parcheggiato al cantiere e poi siamo andati a piedi a casa di Scoscia. Andrea voleva entrare ma io avevo paura che mi sparassero. Sarano state circa le 00.30».
L’omicidio Poi la sera dell’omicidio. Gioka dice che andarono al casolare con la Ford Focus rubata, con i guanti indosso per non lasciare tracce neanche nell’autovettura. Poi secondo il suo racconto, lui sarebbe rimasto al cantiere mentre gli altri due entrarono in casa. «Ho aspettato al cantiere circa un ora, quando sono tornati ho visto che tutti e due erano sporchi di sangue all’altezza del petto, ho visto che arrivavano con passo veloce. Mi hanno detto di andare via presto. Gli ho chiesto cosa fosse successo e loro mi hanno detto che gli avevano dato un pugno sul viso».
VIDEO – LE IMMAGINI DEL GIORNO DEL DELITTO
La fuga Poi scappano, due in Albania, e Gjergji a Roma. «Ho incontrato Andrea a Lleshe e gli ho chiesto cosa fosse successo e solo allora Andrea mi ha detto che Sergio Scoscia gli era morto tra le braccia . Lo aveva ucciso Alfons perché era ubriaco e aveva assunto droga». Salvo poi specificare che Laska gli aveva detto che «Scoscia lo avevano colpito uno col martello e uno col cacciavite». Ha spiegato anche il motivo della fuga: «Ho deciso di andare via nel momento in cui le forze dell’ordine hanno chiamato Marjana per interrogarla: avevo paura di essere coinvolto. In Albania Andrea aveva un taglio sulla fronte: quando gli ho chiesto come se lo era fatto e lui mi ha detto che era stato colpito da Sergio». Pochi mesi dopo verranno entrambi arrestati in Albania con un mandato emesso dopo l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Lidia Brutti. Estradati in Italia in ottobre, adesso, di fatto, cercano di scrollarsi di dosso le responsabilità peggiori.
Le versioni Dopo l’interrogatorio di Gjoka, difeso dagli avvocati Patrizia Conti e Claudio Caparvi, mercoledì pomeriggio sarà la volta di Ndrek Lasca, difeso dall’avvocato Daniela Paccoi. Lui conferma in parte la versione di Gjoka, dicendo che ad entrare furono lui e Gjegji. Ma ad uccidere fu solo Alfons. Che dal canto suo, sostiene di essere rimasto a dormire in macchina in attesa di Laska a cui serviva un passaggio per Roma. Gjergji, difeso dall’avvocato Luca Maori, non verrà sentito in incidente probatorio. All’udienza di martedì era nuovamente presente anche Marjana Perdoda, la teste chiave dell’inchiesta difesa dall’avvocato Vincenzo Rossi, anche lei indagata per associazione a delinquere finalizzata a furti e rapine. I famigliari delle due vittime sono rappresentati dall’avvocato Alessandro Vesi.
