di Francesca Marruco

Si appresta a chiedere il rinvio a giudizio per il duplice omicidio di Cenerente la procura di Perugia. Con un atto datato 30 aprile, il pubblico ministero Claudio Cicchella ha infatti notificato l’avviso di conclusione delle indagini ai tre albanesi arrestati perché ritenuti responsabili di aver ucciso Maria Raffaelli e il figlio Sergio Scoscia durante una rapina nell’aprile dello scorso anno.

I ruoli Ad Alfons Gjergji, Artan Gioka, Ndrec Laska e, solo per alcune imputazioni a Marjana Perdoda, è arrivato dunque il preludio alla richiesta di rinvio a giudizio. In particolare il pm ricostruisce nel capo d’imputazione, quelli che secondo le risultanze investigative, sarebbero stati i  ruoli in quella notte in cui due innocenti vennero ammazzati per un po’ d’oro.

Il duplice omicidio Gjergji, Gioka e Laska sono accusati di concorso in omicidio volontario con le aggravanti dell’aver agito con crudeltà e per aver commesso il reato per occultarne un altro perché «per conseguire l’impunità e dopo aver adoperato sevizie cagionavano la morte di Sergio Scoscia, in particolare perché, dopo essersi introdotti nell’abitazione della vittima al fine di compiere una rapina- Gjergji Alfons e Laska Ndrec entravano mentre Artan Gjoka restava all’esterno con i compiti di ‘palo’- provocavano il decesso di Sergio Scoscia immobilizzandolo con cinte di cuoio, imbavagliandolo e colpendolo ripetutamente con pugni al volto e con un martello alle gambe ed in varie parti del corpo» e per aver provocato la morte di Maria Raffaelli «immobilizzandola con una camicia e con una tenda così da provocarle una forte compressione del colo e impedire di conseguenza la funzione respiratoria».

La rapina L’accusa di rapina in concorso invece viene contestata anche a Marjana Perdoda, la prostituta che per prima confessò di aver ideato il colpo insieme al fidanzato Artan Gioka e che conosceva Sergio Scoscia. A lei viene attribuito il ruolo di «basista», a Gioka quello di «palo» mentre a Laska e Gjergji come «esecutori materiali» della rapina che gli fruttò una catenina in oro «che Sergio Scoscia era solito portare al collo», denaro contante e alcune sfere metalliche, «con le aggravanti della violenza commessa con armi, da più persone»

I furti Ai tre albanesi viene anche contestato il furto di una scala, di sette fogli di lana di vetro e di un martello, quello usato per uccidere, rubati dal cantiere situato di fronte al casolare degli Scoscia. Contestati anche i furti dell’automobile Polo usata per raggiungere la casa delle vittime e altri effetti personali di una donna.

L’associazione a delinquere Tutti e quattro infine sono accusati di associazione a delinquere finalizzata ai furti e alle rapine, in particolare, «avvalendosi della collaborazione di basisti per l’individuazione degli obiettivi». Adesso gli indagati avranno venti giorni per chiedere di essere ascoltati dal magistrato o presentare memorie difensive.

Che faranno? E’ probabile che Alfons Gjergji, difeso dall’avvocato Luca Maori, decida finalmente di parlare. E’ l’unico infatti che non ha ancora dato la sua versione dei fatti, a differenza di Artan Gjoka e Ndrec Laska, rispettivamente difesi dagli avvocati Patrizia Conti e Claudio Caparvi e Daniela Paccoi. Marjana Perdoda invece, difesa dall’avvocato Vincenzo Rossi, potrebbe anche chiedere il rito abbreviato. Intanto, giovedì nove maggio è fissata l’udienza in cui verranno discusse le conclusioni del supplemento di perizia genetica sul dna femminile repertato sul martello. Un prelievo per la comparazione era stato fatto proprio alla Perdoda nei giorni scorsi.

Le tre versioni I tre uomini arrestati fino ad ora hanno dato versioni che non coincidono: Artan Gioka, il fidanzato della Perdoda, la prostituta che disse loro che in quel casolare c’era un orafo e dell’oro,  sostiene di aver solo accompagnato Laska Ndrec e Alfons Gjergji al casolare degli Scoscia e di averli aspettati fuori. La sua versione è in parte confermata da Laska. Ha detto infatti che Artan rimase fuori mentre lui e Gjergji entrarono in casa. Ma una volta dentro, fu Gjergji a uccidere Scoscia e l’anziana madre perché ubriaco. Gjergji, che secondo gli altri era venuto da Roma appositamente per la rapina, dice invece che lui rimase a dormire in macchina quella notte e che venne a Perugia a prendere Laska per accompagnarlo in aeroporto a Fiumicino perché doveva rientrare in Albania per Pasqua. Ma il suo dna trovato sotto le unghie di Sergio Scoscia sconfessa il suo racconto. Chi mente?