di En.Ber.
La Corte d’assise d’appello di Perugia ha confermato la condanna all’ergastolo e a tre anni di isolamento diurno inflitta in primo grado ad Alfons Gjergji, il rapinatore albanese accusato di aver ucciso a Cenerente durante la notte tra il 5 e il 6 aprile 2012 l’ex orafo Sergio Scoscia e l’anziana madre Maria Raffaelli. La decisione è stata resa pubblica dal presidente Maria Rita Belardi al termine di una camera di consiglio durata circa tre ore.
Strade diverse Gjergji, condannato anche all’isolamento diurno di tre anni, è l’unico imputato ad aver scelto il giudizio ordinario, diversamente dai presunti complici Ndrek Laska e Artan Gioka processati con rito abbreviato e condannati con sentenza definitiva, rispettivamente, all’ergastolo e a 20 anni di reclusione. I giudici avevano deciso di non riaprire il processo negando alla difesa la perizia chiesta sul navigatore satellitare.
Parola ai legali Soddisfazione per la sentenza di condanna è stata espressa dall’avvocato di parte civile Alessandro Vesi. Il legale dell’imputato, Luca Maori, invece, ha dichiarato: «Ci spiace che la Corte non abbia seguito la nostra impostazione. Abbiamo dimostrato l’estraneità di Alfons alle accuse e la presenza di una donna nella casa del delitto durante il duplice omicidio, sia attraverso tracce di Dna sul martello utilizzato per picchiare Scoscia che mediante le intercettazioni Skype tra Artan Gioka e la basista».
