di Francesca Marruco
Prima dell’estremo saluto a Sergio Scoscia e Maria Raffaelli, le loro due bare sono state portate davanti al casolare in cui sono stati torturati e ammazzati da tre criminali senza scrupoli. Un desiderio della famiglia, quello di non portare subito le due salme nella chiesa di Cenerente, in cui il vescovo Gualtiero Bassetti ha celebrato i funerali mercoledì pomeriggio.
Marcella e Valerio Un desiderio di Marcella e Valerio, la figlia e il nipote dell’anziana Maria. Madre e figlio seduti in prima fila dietro le bare, sempre mano nella mano, tra le lacrime e il rimpianto, forse di non aver sentito niente quella notte in cui i loro cari sono stati trucidati a pochi metri dalle stanze in cui dormivano. Funerali sobri e dignitosi, un ricordo dei parenti delle vittime e la vicinanza della numerosa e calorosa comunità di Cenerente che ha riempito la chiesa dentro e fuori.
Assenze ingombranti Funerali a cui però, è da sottolineare, non ha presenziato alcuna autorità. Non un rappresentante delle istituzioni, fatta eccezione per il vicesindaco Nilo Arcudi. Non un politico. Non un rappresentante delle forze dell’ordine, fatta eccezione per chi era lì per garantire l’ordine pubblico. Impossibile non fare un confronto con il funerale di Luca Rosi, il bancario 38enne di Ramazzano, anche lui ammazzato barbaramente durante una rapina in villa. Nel cva di Ramazzano, nello scorso mese di marzo, c’erano gonfaloni e autorità, politici e rappresentanti. Tutti a portare le loro condoglianze ai familiari.
Perché? Certo i funerali di Rosi vennero celebrati a ridosso della tragedia, quando i responsabili non erano ancora stati presi e lo sdegno di una comunità intera e dei suoi rappresentanti era tangibile. A Cenerente invece i funerali per quelle due vite spezzate tanto vigliaccamente, sono arrivati a quasi quattro mesi di distanza, in piena estate e con i responsabili della mattanza già in galera. Ma per la presenza, la vicinanza e il cordoglio non possono esserci scadenza e momenti buoni.
La presenza costante del vescovo L’unico che ha presenziato ad entrambe le celebrazioni è stato il vescovo che, intervistato da Umbria24.it, non ha voluto giudicare queste vistose assenze. Non ha usato mezzi termini invece per condannare il crimine commesso dai tre albanesi. «Di fronte a tanta cattiveria umana – ha detto – come non rimanere sdegnati? Invoco un cambiamento nelle coscienze».
Violenza cieca e brutale Il vescovo nell’omelia ha parlato della «violenza cieca e brutale» con cui sono stati uccisi Sergio e Maria. «Una violenza efferata che non ci può lasciare indifferenti – ha aggiunto -. La bramosia del possedere e dell’avere porta a delle terribili scorciatoie con conseguenze dolorosissime, come questa di Cenerente. Dopo il delitto raccapricciante del giovane Luca Rosi, a Ramazzano, ho invocato un ripensamento nelle coscienze di molti. Ho auspicato, nelle preghiere e nelle prediche, un cambiamento di rotta nella vita delle persone. A partire da coloro che delinquono e che conducono una vita nel peccato. Oggi, la persona sembra valere meno di quello che possiede. Oggi, l’uomo sembra contare meno del denaro. I beni materiali appaiono come i nuovi idoli del mondo moderno. E per possederli, per averli, per godere della loro effimera consistenza si arriva perfino ad uccidere senza pietà».
Cattiveria sleale Una nipote delle vittime poi ha letto un saluto a nome di tutti i parenti: «la vita non può essere cosi crudele e cattiva la morte non deve vincere. Deve solo portare a fare profondamente riflettere chi può commettere questi orrori, chi ha voglia di straziare i cuori degli altri con questa sleale cattiveria. Che non ha senso per nessuno. Cattiveria che in questi lunghi mesi ci ha tolto la voglia di capire e affrontare, ma non la voglia di sentirvi ancora calorosamente vicini. E’ saldamente nel nostro cuore il tuo sorriso zia Maria. E’ nel nostro cuore, carissimo Sergio, la tua sobrietà e riservatezza e il tuo modo di vivere all’insegna dell’onesta». Le bare poi sono state salutate da un lungo applauso.

