di Francesca Marruco
Deve ripartire dall’udienza preliminare il processo a carico di Benjamin Esturgie, un francese indagato dalla procura di Perugia per stalking perché aveva perseguitato per mesi una donna residente nel capoluogo umbro. Gli atti, dopo che il cyberstalker era stato citato per essere processato con giudizio immediato, sono stati rimessi al sostituto procuratore titolare dell’indagine.
L’eccezione A determinare questo passaggio è stata l’avvocato Paola Lai che nei giorni scorsi, davanti al giudice monocratico Marino Albani, ha sollevato una eccezione di nullità. A quel punto, il giudice, accogliendo l’eccezione, ha disposto la trasmissione degli atti al pubblico ministero, che dovrà fare una richiesta di rinvio a giudizio e dovrà attendere la fissazione dell’udienza preliminare. Sull’operazione incombe però la prescrizione almeno per alcuni reati.
Il fatto Benjamin Esturgie, che era stato arrestato dalla polizia postale di Perugia, si trova adesso in un ospedale psichiatrico in Francia. La sua storia era stata resa nota nel febbraio del 2011: In due anni di persecuzioni, Benjamin aveva inviato alla sua vittima 8 una donna olandese che viveva a Perugia) un numero impressionante di lettere, in cui la minacciava di morte e la insultava. «Ti ucciderò, ti ucciderò[…] ti odio[…]ho la vita dei tuoi figli, immagini i tuoi figli morti?» .a donna, sposata e madre di due bambini, aveva conosciuto il ragazzo francese sul social network Badoo. Lui le aveva raccontato di essere malato terminale di cancro. Anche per questo lei si era impietosita e aveva tenuto contatti con lui, pensando di stargli vicino. Quando si era resa conto che il giovane mirava ad altro aveva cessato ogni contatto con lui.
La reazione Questa decisione però aveva scatenato l’ira del francese che aveva rintracciato la donna, nonostante questa avesse cambiato account e numero di telefono. Nel 2009 aveva iniziato a mandarle lettere, fino a 20 al giorno, in cui minacciava di morte lei e i suoi due figli. Le mandava anche foto raffiguranti volti di donne ferite, bare e croci, nonché suoi primi piani con una pistola puntata alla tempia. Nelle missive la insultava e le scriveva che avrebbe ucciso lei e i suoi figli. Le aveva anche detto che sarebbe venuto in Italia. Il 16 aprile del 2010 la polizia lo aspettava alla frontiera. Ma non arrivò mai.
Gli appuntamenti erotici Ma non si ferma qui. Crea un account a nome della donna in alcuni siti erotici e fissa appuntamenti per lei. La povera Silvia per mesi si è trovata la fila di uomini sotto casa che pretendevano prestazioni sessuali. E’ arrivata a mettere un cartello sul portone in cui spiegava che quella non era una casa per appuntamenti, e che lei era perseguitata da un uomo che organizzava tutto. In alcune occasioni era anche intervenuta la polizia per cacciare i presenti. Ma lui che restava in contatti coi clienti fingendosi lei, diceva loro che i cartelli li mettevano i vicini perché non vedevano di buon occhio la sua attività. Fu un vero calvario, e adesso solo un processo veloce può restituirle un minimo di giustizia.
