Sofferenza, violenza e totale abbandono istituzionale. Come in una spirale, le tre condizioni si susseguono nella vita della 21enne di Terni, Asia Basilici. Un vortice sempre più fitto di dolore, dove una sensazione di impotenza finisce per buttar giù anche sua madre, aggrappata ancora alla voglia di cambiare il corso di un’esistenza tanto difficile, tenendo assieme il filo della rabbia, con quelli dell’amore e dell’indignazione. In un messaggio alla stampa, Francesca è tornata a denunciare una situazione di profondo disagio che si trova ormai da anni costretta a vivere.

«Nonostante su mia figlia penda da mesi un obbligo di collocazione in Rems, nessuna misura concreta di tutela è stata ancora disposta. Nemmeno dopo che il Giudice tutelare aveva chiesto ai servizi di individuare una struttura ponte, qualsiasi soluzione provvisoria per garantirle sicurezza e continuità di cura. Da allora sono passati mesi, e nulla è accaduto. Nel frattempo la sua condizione è peggiorata. Negli ultimi due mesi ci sono stati tre accessi al pronto soccorso, tutti sottovalutati: il primo per una grave crisi psicomotoria, con referto che parlava di rischio di morte in assenza di ricovero. Eppure, nonostante l’amministratore di sostegno, le è stato permesso di firmare e andarsene. Il secondo dopo un episodio di autolesionismo grave, con punti di sutura, ma anche allora nessuna attivazione dei servizi o ricovero».

«L’ultimo episodio – racconta la mamma di Asia – lunedì, dopo un’aggressione fisica da parte di un ragazzo già da me denunciato più volte. Mia figlia presentava lividi e dolori addominali, ma il medico di turno ha liquidato tutto con un ‘secondo me non ha nulla’. Nessun codice rosso, nessuna attenzione al fatto che fosse una vittima di violenza. Solo la presenza casuale di alcuni carabinieri ha evitato che venisse subito dimessa. Nel frattempo è in corso un procedimento di interdizione per la sua fragilità, con due udienze già svolte e una decisiva fissata a fine mese. Ma ancora una volta tutto resta fermo, e io, come madre, continuo a dover fronteggiare da sola una situazione che ormai è diventata anche pericolosa. Questa non è solo la storia di mia figlia: è la storia di un sistema che non vede, non ascolta e non protegge. Un sistema che si perde nei rimpalli tra Csm, servizi sociali e pronto soccorso, mentre le persone più fragili scivolano sempre più giù, fino a sparire. La mia voce – fa appello – non resti l’ennesimo grido nel vuoto. Mia figlia merita di essere curata, protetta e accolta. E ogni giorno che passa senza interventi è una nuova violenza, silenziosa ma devastante».

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