di Dan.Bo.
A pochi minuti dalla mezzanotte le luci in alcuni uffici di palazzo Cesaroni, sede del consiglio regionale, erano ancora accese. Dentro però non era riunita l’assemblea o una delle commissioni permanenti: dopo una prima acquisizione fatta tre giorni fa infatti, venerdì mattina nelle stanze della sede del consiglio regionale sono tornati gli uomini della guardia di finanza per acquisire una serie di documenti. Intorno alle indagini c’è massimo riserbo ma secondo quanto filtra tutto partirebbe dalla procura della Repubblica di Perugia, che avrebbe aperto un fascicolo, privo di indagati ma con l’ipotesi di reato di peculato. Secondo quanto risulta le acquisizioni di documenti si sono concentrate intorno alle spese dei gruppi consiliari di palazzo Cesaroni. Non quelle dell’attuale legislatura, partita a luglio del 2015, bensì quelle del passato quinquennio e in particolare gli anni 2011 e 2012.
I conti I finanzieri, che erano stati anche nei giorni scorsi in consiglio regionale, hanno acquisito carte in tutti gli uffici, relative sia a gruppi che non ci sono più che a quelli tuttora presenti; carte poi sequestrate e caricate a tarda notte nelle auto. Dei conti dei gruppi molto si è discusso negli anni scorsi. Le rendicontazioni erano state sottolineate in molti casi con la matita blu dalla Corte dei conti, che però non ha riscontrato niente di simile a quanto visto in altre Regioni. A metà del 2013, in una lunga relazione, erano state segnalate cifre impossibili da verificare, significative differenze tra dichiarazioni e scontrini, rendicontazioni scritte male e mancati controlli. Poi, dopo lo scambio di documenti tra il Consiglio e la Corte, quest’ultima giudicando i conti «parzialmente irregolari» assestò anche una dura stoccata a chi avrebbe dovuto essere ben più vigile: «Chi non ha controllato – scriveva la magistratura contabile – ritiene anche di aver fatto bene».
Bilancio I gruppi potevano contare all’incirca su una dotazione di 1,5 milioni di euro divisi in due capitoli: spese per il personale, che ammontavano a quasi un milione di euro, e quelle per il funzionamento della macchina, in tutto poco meno di 500 mila euro. Una cifra che attualmente, secondo il bilancio dell’assemblea legislativa recentemente approvato dall’Ufficio di presidenza, complice la drastica riduzione del numero di consiglieri (con la nuova legislatura sono 20 e non più 30) ammonta a un milione di euro.
Interviene Porzi Nel corso della giornata di sabato conferme sull’indagine in corso arrivano anche da parte della presidente dell’assemblea Donatella Porzi, che in una nota riferisce che «è in corso in questi giorni un’indagine di polizia giudiziaria condotta dalla Guardia di finanza, su incarico della Procura della Repubblica di Perugia, riguardante le spese dei gruppi consiliari dell’Assemblea legislativa dell’Umbria negli anni 2011 e 2012. La segreteria generale dell’ente ha messo a disposizione tutta la documentazione richiesta, che è stata acquisita dagli inquirenti nella giornata di ieri. Esprimiamo piena fiducia – prosegue Porzi – nell’azione della magistratura e delle forze dell’ordine e ribadiamo la più ampia disponibilità, in nome di quel principio di collaborazione tra istituzioni che ha sempre animato l’azione pubblica dell’Assemblea legislativa. È opportuno ricordare che le risorse pubbliche a disposizione dei gruppi consiliari di Palazzo Cesaroni sono state sempre fra le più basse tra le Regioni italiane, e già nella passata legislatura furono ulteriormente diminuite, in continuità con quel principio di sobrietà e rigore che è sempre stato la cifra distintiva dell’Assemblea legislativa dell’Umbria nella gestione delle risorse pubbliche».
Liberati Ben più duro invece il commento del capogruppo del Movimento 5 Stelle Andrea Liberati, che interviene evidenziando la necessità di 1rimpolpare gli organici di Procure e Guardia di finanza» per poter «stanare il marciume annidato fin nei sottoscala di non pochi palazzi del potere». Per Liberati l’indagine dovrà proseguire verso la Giunta regionale «dove, tra una coop e un finanziamento europeo, tra un conflitto di interessi e l’altro, sarà possibile rinvenire anomalie e sprechi milionari di lunga data».
Twitter @DanieleBovi
