Emilio Duca e il suo avvocato Francesco Falcinelli

Il tribunale di Perugia ha condannato a due mesi di reclusione l’ex direttore generale dell’ospedale di Perugia, Emilio Duca, la cui posizione era stata stralciata per motivi di salute nel procedimento principale sui presunti concorsi truccati della sanità umbra, processo che si è concluso lo scorso maggio con le condanne, tra gli altri, di Catiuscia Marini, Gianpiero Bocci e Luca Barberini. Duca, difeso dall’avvocato Francesco Falcinelli, è stato giudicato dal collegio presieduto da Natalia Giubilei (a latere Edoardo Esposito e Paolo Sconocchia) che questa mattina ha pronunciato la sentenza assolvendolo dalla contestazione di associazione per delinquere (‘fatto non sussiste’). L’ex numero uno del Santa Maria della Misericordia era chiamato in questa sede a rispondere dei reati di associazione per delinquere e rivelazione di segreto d’ufficio in relazione al concorso per la selezione di due dirigenti medici di chirurgia maxillo-facciale che – secondo la ricostruzione dei pm – sarebbe stato pilotato per favorire due candidati sponsorizzati dalla politica. La questione del risarcimento danni alle parti civili – tra cui la Regione Umbria e Cittadinanza Attiva, rappresentata dall’avvocato Sara Pievaioli – verrà affrontata in un’altra sede. 

Parla la difesa «Apprezzo la decisione del tribunale che ha assolto Emilio Duca dalla contestazione legata al reato associativo perché il ‘fatto non sussiste’ – sono le parole del suo avvocato Francesco Falcinelli -. Per quanto riguarda il resto rimane una contestazione marginale per cui attenderemo il deposito delle motivazioni in 90 giorni per poi valutare eventuali iniziative difensive».

Definitiva la condanna a due anni e 11 mesi Nel febbraio 2025 la Corte di Cassazione aveva confermato la condanna a due anni e 11 mesi nei confronti di Duca, sempre per rivelazione di segreto d’ufficio, falso e abuso in relazione ad altri concorsi dell’ospedale. Era questo il procedimento più pesante per l’ex dg, al quale venivano contestati una ventina di capi di imputazione. Inizialmente il processo si era chiuso con una condanna a tre anni, corretta al ribasso rivista in appello. 

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