di Enzo Beretta
Un anno e otto mesi di reclusione per Catiuscia Marini, due anni per Gianpiero Bocci e Luca Barberini (assolti dall’accusa di associazione per delinquere). È questa la decisione presa dai giudici di appello nel processo Concorsopoli. La decisione dei giudici di secondo grado è arrivata al termine di una camera di consiglio durata cinque ore. Alla lettura del dispositivo erano presenti l’ex presidente della Regione Umbria, l’ex segretario del Pd e l’ex assessore alla sanità umbra, inquisiti nel 2019 nell’ambito dell’inchiesta sui presunti concorsi truccati nella sanità umbra. In primo grado Marini era stata condannata a due anni, ritenuta colpevole dei reati di rivelazione di ufficio e falso (assolta dall’ipotesi associativa): nel processo d’appello la Procura generale aveva chiesto l’assoluzione dalle accuse di falso e rivelazione «per non aver commesso il fatto», ritenendo alcune accuse non utilizzabili come prova. L’ex sottosegretario agli Interni Bocci, invece, era stato condannato a due anni e sette mesi, mentre Barberini a tre anni. Nei loro confronti, come per Maurizio Valorosi, anche su richiesta dell’accusa in appello è caduta l’ipotesi di associazione per delinquere («il fatto non sussiste»): l’ex direttore amministrativo dell’ospedale di Perugia è stato condannato a 10 mesi e 20 giorni.
Condannato Walter Orlandi Tra gli altri condannati Walter Orlandi, ex direttore regionale della sanità: un anno e mezzo per lui, al ribasso rispetto alla pena di un anno, nove mesi e 10 giorni in primo grado. Un anno e quattro mesi per Patrizia Borghesi (in primo grado furono due gli anni inflitti). Nel corso della lettura del dispositivo nell’Aula Goretti, intorno alle 15, il presidente Silvia Martuscielli (a latere Cecilia Bellucci e Augusto Fornari) si è soffermata sulle assoluzioni di numerosi imputati dall’accusa di abuso d’ufficio: «Fatti non più previsti dalla legge come reato».
Le altre condanne e le tre assoluzioni «Conferma, nel resto, l’impugnata sentenza», ha detto il giudice. Questo significa: Potito D’Errico 2 mesi, Rosa Maria Franconi 1 anno e 4 mesi, Patrizia Mecocci 1 anno e 4 mesi, Domenico Riocci 2 mesi, Alessandro Sdoga 1 anno e 4 mesi, Antonio Tamagnini 1 anno, Simonetta Tesoro 1 anno e 4 mesi, Mauro Faleburle 1 anno e 4 mesi, Massimo Lenti 1 anno e 4 mesi, Antonio Tullio 10 mesi, Alvaro Mirabassi 1 anno e 4 mesi. Assoluzione, invece, per Marco Cotone, Elisabetta Ceccarelli ed Eleonora Capini. Motivazioni tra 90 giorni.
Le parole di Marini e Bocci dopo la sentenza «Richiesta di assoluzione della Procura, condanna della Corte, che posso dire?». Pochissime le parole pronunciate ai giornalisti dalla Marini che esce dall’Aula Goretti più seriosa rispetto a quando era entrata. Dietro di lei il suo avvocato, Nicola Pepe: «Non nascondo la sorpresa per la sentenza». «Quella organizzazione a delinquere che ha imperversato in tutti questi anni trova finalmente un azzeramento che non aveva ragione nemmeno di esistere all’inizio – dichiara Gianpiero Bocci -. Questa volta finalmente la Corte d’Appello ha messo una parola fine a questa vicenda che è molto rilevante sul piano non solo giuridico, ma anche per noi tutti. Dopodiché vedremo qual è stato il ragionamento della Corte».
La difesa Bocci e Barberini «La Corte di Appello di Perugia ha finalmente escluso l’esistenza di un’associazione a delinquere dedita a pilotare sistematicamente le assunzioni nell’azienda ospedaliera, della quale avrebbero fatto parte, tra gli altri, anche Gianpiero Bocci e Luca Barberini – riferiscono in una nota gli avvocati David Brunelli e Chiara Peparello -. La Corte ha invece confermato le condanne per singoli episodi di istigazione alla rivelazione di notizie segrete nei confronti di Bocci e di Barberini, che a nostro avviso non trovano alcun riscontro negli esiti processuali e rispetto alle quali si pongono anche delicate questioni giuridiche. Torneremo su queste questioni nel ricorso per Cassazione e attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza per capire su quali basi si fondano le residue condanne».
Capini: assolta dopo 7 anni di calvario «Dopo sette anni di calvario giudiziario la Corte d’appello di Perugia ha assolto Eleonora Capini dal reato contestato per non aver commesso il fatto – scrive in una nota il suo legale, l’avvocato Massimiliano Sirchi -. L’autorità giudiziaria ha accolto i motivi di ricorso, peraltro condivisi anche dalla Procura Generale, riformando integralmente l’erronea pronuncia di condanna emessa all’esito del giudizio di primo grado. La sentenza della Corte Distrettuale pone fine ad un lungo periodo di sofferenza personale della mia assistita, restituendole piena onorabilità e indiscussa professionalità».
Il sindacalista esulta per la sentenza «Marco Cotone, ex segretario della Uil-Fpl Umbria – spiega il suo avvocao. Gianni Zurino – ha accolto con entusiasmo la sentenza di assoluzione per lui emessa dalla Corte di Appello di Perugia, con la quale è stato ritenuto estraneo ai fatti delittuosi contestati mediante un verdetto che evidentemente coniuga sintonicamente le ragioni difensive con quelle espresse autorevolmente dalla Procura Generale nel corso della sua requisitoria».
Il post della Marini «In fondo io sono una condannata per non aver oggi commesso il fatto»: scrive in un post sulla sua pagina Facebook la Marini. «Dato che nel mio carattere e stile vi è sempre la libertà di dire quello che penso e con trasparenza non posso tacere. Certamente nel processo di appello, dopo aver ascoltato e letto la requisitoria e gli atti della Procura generale (che tecnicamente rappresenta l’accusa)» che aveva richiesto, il 14 gennaio 2026, «con ampie interazioni anche tecniche autonome rispetto a quelle evidenziate dalla difesa, l’assoluzione per non aver commesso il fatto (con formula piena quindi), vedere la Corte decidere in altra direzione prescindendo dalla richiesta e motivazioni della Procura, mi fa concludere che in fondo io sono una condannata per non aver commesso il fatto. Per quanto mi riguarda – prosegue Marini – qui si chiude definitivamente ogni riferimento a questa lunga, controversa e ‘particolare’ vicenda giudiziaria che si poneva sicuramente obiettivi non connessi alla ricerca di prove e riscontri di presunti reati. Da questo momento in poi il processo rimane nell’esclusiva competenza del mio legale di fiducia, avvocato Nicola Pepe, che stimo per la professionalità, lo studio ed il rigore tecnico il quale proseguirà nell’incarico presso le giurisdizioni superiori. Io so di aver agito sempre nel rispetto della legge e delle prerogative proprie della carica istituzionale ricoperta. Ringrazio comunque i tantissimi che mi stanno scrivendo e chiamando dimostrandomi affetto e solidarietà In particolare un grazie di cuore ai dirigenti e colleghi di Legacoop».






