di Francesca Marruco
Dipendenti pubblici usati come autisti per portare a tosare il cane o per tagliare l’erba. Sottratti alle loro mansioni alla Comunità Montana per «costruire una casetta in legno e alcune fioriere» in casa del responsabile del servizio magazzino dell’ente e anche in casa della figlia. Autobotti cariche di acqua non potabile da usare per l’irrigazione «sottratte indebitamente» all’ente. Gru usate per sollevare le travi sul tetto di casa. Sono solo alcuni degli episodi che nelle 23 pagine di avviso di garanzia, il pubblico ministero Paolo Abbritti, contesta ad alcuni ex apicali della Comunità Montana.
Interrogatorio I sei, difesi tra gli altri da Luciano Ghirga e Giuseppe Innamorati, sono comparsi venerdì mattina davanti al gip Lidia Brutti per l’interrogatorio di garanzia che precede la decisione del giudice in merito alla sospensione richiesta dall’accusa. Parte di questa storia era emersa due anni fa quando i militari della guardia di finanza di Perugia sequestrarono moltissimi documenti nella sede della Comunità montana del Trasimeno. Poi, con i tempi della giustizia e la liquidazione delle montane di mezzo, si è giunti ad ora.
Difese I sei, che hanno evidenziato la correttezza del loro operato, hanno negato tutto davanti al gip Lidia Brutti e hanno sottolineato che adesso tutti hanno altri incarichi, in altri enti. Adesso toccherà al giudice decidere. Intanto, dalle carte dell’avviso di garanzia, qualora le accuse dovessero essere reali, emerge un uso personale delle risorse pubbliche: che siano mezzi o dipendenti della Comunità Montana.
Il commissario liquidatore E allora, l’ex commissario liquidatore Elio Censi, indagato per peculato e abuso d’ufficio, avrebbe per l’accusa, revocato uno stanziamento già deciso di 100 mila euro in favore del Comune di Panicale per destinarlo a quattro associazioni in cui lui stesso aveva degli interessi. Inoltre, si sarebbe «appropriato» e avrebbe «utilizzato materiali e attrezzature impiegandole in plurime occasioni per eseguire lavori edili e di manutenzione nella sua casa privata».
Il sistema di irrigazione L’ex commissario liquidatore però, secondo i rilievi della procura, sarebbe in buona compagnia. Sono altri sei infatti ad essere finiti nel registro degli indagati: e allora, c’è il responsabile dei servizi magazzino che secondo l’accusa «appropriandosi di materiali, mezzi, e manodopera di proprietà della comunità Montana, di cui avevano la disponibilità in ragione del servizio prestato, al fine di eseguire lavori di sistemazione del prato e di realizzazione di un impianto di irrigazione presso l’abitazione della figlia» dell’indagato. Ma c’è anche chi si è appropriato di autobotti di acqua per un valore di circa dieci mila euro.
