Nel corso dell’operazione condotta in mattinata, i Nas carabinieri di Bologna hanno notificato, in Emilia Romagna, Marche e Lombardia, sei provvedimenti cautelari tra cui quattro arresti ai domiciliari, un obbligo di firma ed un sequestro preventivo di un ambulatorio medico. Tra i destinatari delle misure, medici, dirigenti ed informatori scientifici di una conosciuta industria farmaceutica lombarda, «resisi responsabili – secondo gli inquirenti – di associazione per delinquere finalizzata a favorire la prescrizione, l’approvvigionamento e l’assunzione pericolosa di farmaci dopanti da parte di atleti, professionisti e non, appartenenti a varie discipline (calcio, basket, atletica leggera, ciclismo, triathlon, pattinaggio, tennis), in assenza di esigenze terapeutiche ed al solo fine di alterare le prestazioni agonistiche». Nel corso delle operazioni, «a carico degli indagati (complessivamente 58) e dell’industria farmaceutica coinvolta, sono state effettuate 65 perquisizioni in 17 province italiane (Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Lazio, Umbria, Puglia), con il rinvenimento ed il sequestro di copiosa documentazione probatoria, di 500 confezioni di farmaci dopanti e di decine di dispositivi medici, tra cui siringhe e speciale strumenti utilizzati per la somministrazione dei medicinali anabolizzanti», rendono noto gli investigatori. Nel mirino degli inquirenti, sarebbero due le realtà umbre sottoposte ad indagine, tra Assisi e l’Alta Valle del Tevere. Secondo le prime ricostruzioni tra gli accusati ci sarebbe un preparatore atletico di una palestra. Ma vediamo i dettagli dell’operazione
L’attività di indagine condotta dal Nas ha permesso di individuare i componenti dell’organizzazione, «facente capo ad un medico sportivo che, con la presunta complicitàdei dirigenti e degli informatori scientifici e di un infermiere, avrebbe prescritto, anche ad atleti professionisti, farmaci in classe doping, sottoponendo inoltre gli sportivi a pratiche di ossigeno-ozonoterapia al solo fine di migliorarne fraudolentemente le prestazioni agonistiche. Le prescrizioni, che sarebbero state emesse con nominativi falsi o inesistenti per evitare che si scoprissero i veri destinatari, venivano soddisfatte da presumibili compiacenti farmacisti a cui i dirigenti dell’industria farmaceutica, consapevoli della reale destinazione, procuravano i medicinali ad un prezzo scontato mediante fornitura diretta», rendono noto gli inquirenti.
Anche lo strumento per la somministrazione Inoltre, per aumentare la vendita dei farmaci e per agevolare le pratiche dopanti avrebbero fornito, anche direttamente agli assuntori, uno speciale strumento necessario per la somministrazione. Al medico, punto di riferimento del sistema, si sarebbero rivolti numerosi atleti di varie regioni italiane che si sarebbero sottoposti a pratiche illecite. L’indagine ha fatto emergere che, a vario livello, diverse erano le motivazioni per cui si ricorreva alle pratiche dopanti. In particolare, in occasione dello svolgimento di un’importante partita dei “playout” del campionato di Serie B di calcio il preparatore atletico di una squadra avrebbe fatto ricorso alle competenze del medico sportivo, per sottoporre più calciatori a trattamenti farmacologici per alterarne le prestazioni. Numerosi gli atleti che, sottoponendosi agli espedienti del citato medico, hanno ottenuto risultati di rilievo in competizioni anche internazionali; alcuni tra questi sono stati sottoposti a controlli antidoping, risultando positivi e subendo la conseguente squalifica per più anni.
Genitori complici Fenomeno allarmante e che desta seria preoccupazione – sottolineano gli inquirenti – e’ il coinvolgimento di alcuni genitori, che si rivolgevano al medico per sottoporre i figli, alcuni dei quali ancora minorenni, alle pratiche dopanti per farli primeggiare nelle varie competizioni sportive.

