Un giaciglio dove vivono gli operai dei laboratori tessili cinesi in Altotevere

di Ivano Porfiri

Se un imprenditore rispetta le regole e uno no il primo è fortemente penalizzato dalla concorrenza sleale e questo, in un paese civile, non può essere permesso. E’ questo il messaggio che viene fuori dal nuovo blitz della polizia del commissariato di Città di Castello nei laboratori tessili gestiti da cittadini cinesi in Altotevere. Prosegue così l’operazione Dragone, partita lo scorso anno, che aveva portato gli uomini agli ordini del vicequestore Marco Tangorra a scoprire molti casi di lavoro nero e clandestinità, oltre a condizioni di sicurezza sul lavoro non soddisfacenti.

Due su due fuorilegge Durante i controlli di questi giorni 2 laboratori su 2 sono stati trovati fuori legge. Su 11 lavoratori, 6 erano in nero e 1 uno con contratto irregolare. Inoltre c’era un clandestino e 2 con irregolarità nei permessi di soggiorno. Denunciati i due titolari delle ditte individuali e segnalazione all’Asl per i controlli sui luoghi di lavoro. Come spesso avviene, poi, è stato riscontrato che gli operai vivono 24 ore su 24 in fabbrica, con giacigli precari e condizioni igieniche non soddisfacenti.

I controlli precedenti Nel 2013 la polizia aveva controllato 38 laboratori trovandone 14 fuori legge (denunciati i titolari e segnalate le posizioni alla Asl). Dei 192 lavoratori che vi erano presenti, 44 erano in nero e altri 33 in posizioni non conformi. Di qtesti 7 erano clandestini in Italia e 18 con permessi di soggiorno che presentavano irregolarità.

Si prosegue «Continueremo nei nostri controlli – assicura Tangorra – perché chi opera deve sapere che noi ci siamo e non può ricominciare a operare illegalmente, anche se era stato controllato di recente. Al temine dell’anno faremo, quindi, un nuovo bilancio per vedere se la situazione è migliorata».

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