Dodici cinesi lavoravano e vivevano in un capannone adibito a laboratorio tessile a Trestina, frazione di Città di Castello. Cinque erano lavoratori in «nero», per gli altri sette la normativa in materia di contribuzioni non sembra essere stata rispettata. I carabinieri della compagnia tifernate hanno denunciato la titolare e le hanno comminato sanzioni per oltre 50 mila euro.
I controlli Nel corso del pomeriggio di mercoledì i carabinieri della stazione di Trestina e del nucleo ispettorato del lavoro di Perugia hanno proceduto al controllo di un capannone adibito a laboratorio tessile. La ditta, riconducibile ad una cittadina cinese, ha sede nella zona industriale di Trestina, frazione di Città di Castello e produce camice ed altri capi d’abbigliamento su commissione di ditte italiane di Arezzo e dell’Alta Valle del Tevere.
Il blitz Una volta entrati al’interno del capannone i militari hanno trovato dodici cittadini cinesi intenti a lavorare ad altrettante macchine da cucire. I lavoratori, tutti in possesso di permesso di soggiorno, sono stati sentiti con l’ausilio di un interprete. In un primo momento sembrava tutto a norma di legge, ma successivi accertamenti hanno dimostrato che cinque cinesi non risultavano assunti e quindi lavoravano in «nero». Anche per i rimanenti sette operai la normativa in materia di contribuzioni non sembra essere stata rispettata. I contributi previdenziali versati infatti sono del tutto sporadici.
Le sanzioni I dodici lavoratori vivevano nello stesso capannone dove lavoravano. Il laboratorio dismessi i panni di posto di lavoro si trasformava in una sorta di casa con fatiscenti posti letto e una cucina improvvisata, il tutto ovviamente in pessime condizioni igienico sanitarie. Dopo l’intervento dei militari è giunto sul posto anche il personale della Asl (Settore Igiene e Salute Pubblica ed Ufficio Prevenzione infortuni sul lavoro). E’ stato accertato che parte dei macchinari non rispettavano le caratteristiche antinfortunistiche. Per tale motivo la titolare della ditta è stata denunciata in stato di libertà per violazione delle norme inerenti la prevenzione degli infortuni sul lavoro. I locali adibiti a dormitorio ed a refettorio saranno oggetto di apposita ordinanza di sgombero. Per le inadempienze previdenziali e per il mancato rispetto della normativa in materia di contrasto al lavoro nero sono state anche comminate sanzioni pecuniarie alla titolare per oltre 50mila euro. E’ stata immediatamente disposta la sospensione dell’attività imprenditoriale.
B.M.

