Nel riquadro Sergio Scoscia

di Francesca Marruco

Finalmente i familiari di Sergio Scoscia e Maria Raffaelli avranno un posto per piangere i loro cari. Dopo il nulla osta del pm Claudio Cicchella infatti, i funerali di madre e figlio, torturati e ammazzati nel loro casolare il 6 aprile scorso da un commando di tre albanesi in cerca d’oro e soldi, verranno celebrati mercoledì primo agosto alle 16 nella chiesa parrocchiale di Cenerente dal vescovo, mons. Gualtiero Bassetti.

L’estradizione Mentre la famiglia Scoscia potrà finalmente pregare su una tomba, si attende ancora l’arrivo di Artan Gioka e Ndrec Lasca, i due albanesi arrestati in Albania per il duplice omicidio per cui è stata chiesta l’estradizione. Per loro il riesame di Perugia, ha già detto no alla scarcerazione, come per il terzo uomo: Alfons Gjergji, per l’accusa l’autista del commando. Una volta estradati in Italia, i due albanesi verranno ascoltati dal gip che ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, Lidia Brutti. E avranno due strade: quella del silenzio e quella della confessione.

Le parole della donna albanese Contro di loro c’è la confessione di Marijana, la prostituta albanese fidanzata con Gioka che ha ammesso tutto: la sua amicizia con Sergio Scoscia, l’idea sua e del suo uomo di fare un furto in casa Scoscia perché Sergio, orafo e scapolo, doveva avere dei soldi da qualche parte. L’arrivo dei complici albanesi a Perugia, e il rientro a casa alle prime luci dell’alba dei tre uomini. Poi le lunghe telefonate dall’Albania all’Italia tra lei e il suo uomo, scappato in tutta fretta in patria. Le minacce, le mezze ammissioni, lei che lo prega di venire a Perugia e spiegare tutto, e lei che alla fine, messa alle strette dal lavoro certosino della polizia coordinata dal pubblico ministero Claudio Cicchella, confessa tutto quello che sa.

Gli accertamenti Quando poi arriveranno in Italia, ai due albanesi verranno effettuati dei prelievi di dna per confrontarlo con le tracce isolate nel casolare della mattanza. Quelle tracce ancora senza nome che potrebbero ben presto averne uno. E potrebbero non lasciare scampo a tre uomini che hanno torturato l’ex orafo per farsi dire dove tenesse il suo tesoro di gioielli e pietre preziose. Gli stessi uomini che non si sono fatti scrupoli a legare e imbavagliare una donna anziana, morta per aver visto torturare il figlio. I due cadaveri erano uno accanto all’altro, nascosti quasi dietro al letto matrimoniale. Quei due cadaveri che il nipote Valerio e la figlia Marcella hanno trovato la mattina dopo.

Il rischio E proprio Marcella e Valerio, insieme al compagno di lei, hanno rischiato grosso quella tremenda notte. Si perché i tre malviventi, come sta scritto nell’ordinanza di custodia cautelare, sono entrati anche in casa loro. Nell’altra porzione del casolare. Nessuno sa per quale motivo abbiano deciso di non procedere oltre la prima stanza. La prostituta infatti non  sapeva che oltre Sergio e la madre lì abitassero anche la sorella e la sua famiglia. Forse i tre malviventi si sono accorti che anche quella parte di casa era abitata. Forse con due persone appena ammazzate, il rischio che qualcuno li scoprisse subito era troppo elevato. E sono scappati lontano. Ma la determinazione di chi dal primo momento ha lavorato al caso, non gli ha lasciato altra strada che quella del carcere.

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