di Francesca Marruco
Ha confermato tutto. Ha risposto e spiegato. Ricostruito e precisato come lei e il suo fidanzato hanno deciso di fare un furto in casa di Sergio Scoscia, perché lui, orafo e single, doveva avere soldi, oro e pietre. Non una lacrima. Non un’emozione. Non un tentennamento nella voce. Con la freddezza di chi forse ha detto tutto, solo perché non aveva ormai altra scelta, la prostituta albanese, basista della tentata rapina in casa Scoscia, ha ripercorso tutto quello che sa sul duplice omicidio di Cenerente davanti al gip Lidia Brutti, che per lei, indagata per concorso in tentata rapina e associazione a delinquere, ha stabilito il divieto di espatrio.
In tribunale Jeans al ginocchio, Nike ai piedi e canottiera bianca, corporatura esile e viso da bambina. Arriva da sola in autobus e chiede informazioni per entrare nell’aula giusta. Quando esce a bordo di un’Alfa della squadra mobile, si copre il viso con una cartelletta celeste per evitare gli obiettivi dei fotografi. E’ questa la donna che ha innescato una sequela di eventi che hanno portato all’uccisione di Sergio Scoscia e dell’anziana madre Maria Raffaelli. E’ questa la donna che, messa alle strette dalle sempre più precise e stringenti contestazioni di polizia e procura, alla fine ha deciso di confessare tutto. Fornendo l’appoggio che serviva al pubblico ministero Claudio Cicchella per chiedere le misure cautelari in carcere per Gioka Artan, Laska Ndrec e Gjergji Alfons. Misure che il gip Lidia Brutti ha poi concesso.
Tasselli importanti L’importanza dell’interrogatorio di lunedì mattina al tribunale di Perugia non sfugge a nessuno. Quelle parole, pur non essendo state dette in incidente probatorio, diventando così delle prove, hanno passato il vaglio di un giudice. Il primo che si è pronunciato sul lavoro, determinato e certosino degli uomini e delle donne della polizia di Stato e della procura della Repubblica di Perugia che dalla notte degli omicidi di giovedì Santo non hanno conosciuto riposo e tregua, per assicurare alla giustizia chi ha ucciso senza pietà per dei soldi. Un lavoro lungo ed estenuante quello degli uffici della procura e degli agenti della questura. Tre rogatorie, altrettante richieste di estradizione, oltre mille intercettazioni, fatte dal team di lavoro che ha agito sinergicamente vagliando ogni decisione fino in fondo. E il lavoro di squadra, guidato dal pubblico ministero Claudio Cicchella che ogni giorno ha fatto il punto della situazione con il capo della mobile Marco Chiacchiera, ha dato i suoi frutti con l’arresto di tre persone, responsabili secondo l’accusa, di aver ucciso Scoscia e l’anziana madre.
Video: INTERVISTA A CHIACCHIERA – L’ARRESTATO IN QUESTURA
Il riconoscimento dell’automobile Durante l’interrogatorio di garanzia, durato poco più di un’ora, la ragazza, assistita dal suo avvocato Vincenzo Rossi, ha anche riconosciuto la Ford Focus di Gjergji Alfons. Quell’auto che la donna vide ripartire la notte del 6 aprile da sotto casa sua alle prime luci dell’alba, quando il suo uomo era appena rientrato in casa. La stessa automobile vista anche da un’altra testimone davanti al cancello d’ingresso del casolare degli Scoscia, poco dopo l’una e trenta di quella notte.

Il racconto della donna Al pubblico ministero Claudio Cicchella la prostituta aveva già detto: «Il 2 o il 3 aprile, quando ho finito di lavorare al Pantano, ho preso il pullman K insieme ad Anton, e passando davanti casa di Sergio ho indicato ad Anton dove abitasse. La sera del 5 aprile ad ora di cena è arrivato a casa mia un giovane albanese. Loro hanno cenato insieme a casa mia, ma io mi sono allontanata dalla sala perché è costume del mio paese che, quando tre uomini devono parlare, le donne vadano in un’altra stanza. Sono andata a dormire verso le 22.30. Prima che facesse giorno mi sono svegliata e ho sentito che Anton era in bagno. Mi sono affacciata alla finestra e ho visto un’auto scura che ripartiva. Poco dopo è arrivato Anton, gli ho chiesto se loro erano andati via e lui mi ha detto di si ».
VIDEO – LE IMMAGINI DEL GIORNO DEL DELITTO
Estradizione Nei prossimi giorni si attende l’estradizione dei due albanesi arrestati in Albania e per ora detenuti lì. Quando arriveranno in Italia verrà loro prelevato del dna per essere confrontato con le tracce biologiche che gli esperti hanno repertato nel casolare della mattanza e ad esempio, sotto le unghie delle vittime. Verranno confrontate, nella speranza che siano le stesse. In modo da mettere il lavoro della giustizia in una cassaforte inattaccabile in vista del processo.
Funerali Sempre nei prossimi giorni dovrebbe arrivare il nulla osta del magistrato per la restituzione dei cadaveri a disposizione dell’autorità giudiziaria da ormai quasi tre mesi. A quel punto sarà possibile per i parenti celebrare i funerali e avere un posto dove andare a piangere i loro cari. Ammazzati per tre predatori in cerca d’oro, disposti a passare su due vite pur di non andar via a mani vuote, come invece, alla fine, hanno dovuto fare.

