di Ivano Porfiri
E’ nel mondo della prostituzione del Pantano che si annidava il germe che avrebbe portato la morte in casa Scoscia. In quelle amicizie di Sergio, l’ex orafo barbaramente ucciso insieme alla madre il 6 aprile, rivelatesi pericolose tanto da condurre alla tragedia.
Le voci sull’oro C’è la questione delle amicizie nell’ordinanza di custodia cautelare del gip di Perugia, Lidia Brutti, provvedimento che ha portato all’arresto di Artan Gioka (detto Anton) di 24 anni, Ndrec Laska (detto Andrea) di 28 e Alfons Gjergji di 27 anni, tutti albanesi. Come albanese è la ragazza, legata a uno dei tre, che ha indicato al commando la casa di Sergio Scoscia, noto in tutto il circondario per essere un bravo orafo con voci di paese che riferivano di un «tesoro» di gioielli nella sua cassaforte. Una voce troppo ghiotta per i predoni, che adoperano tutte le orecchie e gli occhi a loro disposizione sul territorio.
Video: INTERVISTA A CHIACCHIERA – L’ARRESTATO IN QUESTURA
I legami di Sergio Gli inquirenti, guidati dal capo della mobile Marco Chiacchiera, sono stati bravi a individuare subito quali fossero le persone del circondario che avevano dei contatti con Sergio, ragazze con cui il 52enne aveva un’amicizia. Una in particolare, che nega in un primo momento ma poi ammette di essere la basista della rapina e oggi è indagata (ma non per l’omicidio). Sulla sua identità la polizia ha chiesto di mantenere il riserbo per non sottoporla a rischi.
VIDEO – LE IMMAGINI DEL GIORNO DEL DELITTO
Le intercettazioni Anche prima delle ammissioni, però, gli inquirenti avevano già tutto per incastrare la banda. Un lavoro certosino di intercettazioni di telefoni e skype. Dall’Albania Gioka, fuggito il giorno dopo il delitto, comunicava con i suoi legami a Perugia, in particolare con la ragazza. In una conversazione intercettata il 22 maggio, lei gli dice: «io gliel’ho detto amore che noi non c’entriamo niente…loro mi hanno fatto vedere tutti i numeri di telefono, le foto dei due ragazzi che ci sono stati, (…) cioè hanno tutte le foto, le telefonate, le cose…mi fanno domande “perché è andato via lui”, “perché è andato via quell’altro”». Lei gli dice di aver detto che lui è partito per andare «dalla sua fidanzata». Gioka le chiede i particolari delle indagini, è preoccupato, la minaccia più o meno velatamente, sottolineando in gergo che anche lei è coinvolta: «tu lo sai che i vestiti…ce li hai neri tu, quelli che hai?…quei vestiti…tu non hai più i vestiti bianchi, ce li hai neri, ce li hai con le chiazze nere». E, ancora: «non fare qualche stupidaggine, perché ti giuro che faresti l’errore più grande del mondo…perché rovini te stessa».
FOTOGALLERY – IL GIORNO DEL DELITTO
Interrogato Gjergji: tace Il giorno successivo agli arresti, intanto, Alfons Gjergji (il 27enne arrestato a Roma) è comparso davanti al gip Lidia Brutti e al pubblico ministero titolare delle indagini Claudio Cicchella. L’uomo, che era arrivato appositamente da Roma per mettere a segno la rapina nel casolare di Cenerente con la sua Ford Focus, poi usata nel colpo, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Gjergji, assistito da un legale del foro di Roma nominato di fiducia, ha deciso dunque di non dire nulla agli inquirenti aspettando forse di sapere cosa faranno i suoi complici una volta che verranno estradati in Italia e compariranno davanti al gip di Perugia.
Le reazioni – Il legale del nipote: «Se colpevoli nessuna pietà»
Attesa per l’estradizione Dall’Albania, invece, si attende l’estradizione di Gioka e Laska, che gli inquirenti si augurano il più rapida possibile. Per la cattura dei due un ruolo fondamentale è stato svolto dall’ufficiale di collegamento della polizia Anna Poggi del Servizio di cooperazione internazionale. Ora le pratiche sono passate sui tavoli «politici» che devono dare tutti i nulla osta necessari. Poi una volta in Italia, ai due arrestati in Albania, verranno fatti dei prelievi di dna. Nelle mani della polizia scientifica ci sono infatti delle tracce biologiche non ancora attribuite. Se coincidessero con i profili genetici degli albanesi, il quadro si farebbe ancor più schiacciante. Da non lasciar che una strada: quella della confessione.


La deduzione è che quella prostituta frequentava la casa sennò come avrebbe potuto sapere quelle cose? Un cliente occasionale non intavolerebbe mai certi discorsi sui propri affari.
E lui, poveretto, molto ingenuo. Le prostitute sono nel giro della criminalità. Lo sanno anche i bambini. Mai diffondere certe voci sui propri affari anche con i paesani e poi se hai un tesoro in casa fatti una polizza assicurativa, un circuito di videosorveglianza in modo tale da non rischiare la vita in caso di attacco criminale.
Nel codice penale degli Stati Uniti d’America i basisti hanno la stessa identica responsabilità di chi compie l’atto criminale. Tutto quello che avviene comporta lo stesso grado di responsabilità per ognuno della banda. Ergo negli USA sarebbero 4 pene di morte o in alternativa 4 ergastoli.