di Massimo Colonna e Chiara Fabrizi
Viveva da almeno due settimane in un appartamento di viale della Stazione, anche se non è escluso che abbia alloggiato pure in un’altra abitazione di zona Maratta. Non usciva spesso, ma quando lo faceva era sempre accompagnato e si spostava a bordo di un’auto con i vetri oscurati. Coi dispositivi di sicurezza fa il paio il cambio di fisionomia: il boss ha perso peso, tagliato la barba e rasato i capelli, ma quella carta da gioco tatuata sul torace lo ha tradito.
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Catturato a Terni il boss Sibillo Questi alcuni dei particolari che emergono all’indomani della cattura a Terni del boss Pasquale Sibillo, 24 anni, tra gli esponenti di spicco dell’omonimo clan camorristico attivo a Forcella, quartiere di Napoli, e riconosciuto come uno dei capi del cartello Sibillo-Giuliano-Brunetti-Amirante che sta tentando di conquistare il controllo del centro storico del capoluogo campano, opponendosi anche al potente clan Mazzerella. Il criminale era latitante dal 9 giugno scorso e ricercato, tra le altre, per associazione mafiosa e omicidio, ma sulla sua presenza a Terni gli uomini dello Sco (servizio centrale operativo della polizia) hanno sospetti almeno dalla seconda metà di ottobre, quando cominciano gli appostamenti e i pedinamenti.
Auto coi vetri scuri e ‘scorta’ Gli investigatori controllano il palazzo di viale della Stazione, nella zona delle ex officine Bosco, che risulta locato da alcuni conterranei di Sibillo, a quanto pare non parenti stretti, forse alla lontana. Tengono d’occhio chi esce e chi entra, quanto tempo si trattengono all’interno e contano il numero di persone che, sulla carta, dovrebbe essere presente all’interno dello stabile. Qualcosa non torna e i sospetti acquistano consistenza quando spunta il giovane, somigliante a Sibillo, che esce per comprare generi di prima necessità. Non è mai solo, sempre ‘scortato’, e per muoversi utilizza un’auto con i vetri oscurati.
Tradito dall’asso tatuato Mercoledì pomeriggio, di fronte a un nuovo spostamento in auto, gli investigatori decidono di entrare in azione. In via Bramante fermano il veicolo con a bordo il giovane e un’altra persona. Il ventiquattrenne fornisce false generalità e dice di non avere documenti addosso. Con la scusa di una perquisizione personale, gli agenti gli chiedono di sollevare la maglia e sul torace si scopre la carta da gioco tatuata, un asso, che conferma definitivamente i sospetti, quel segno tradisce Sibillo e fa scattare la cattura del boss di Forcella. Lui li guarda e sorride amaro, prima di dirsi stupito del blitz che a quanto pare non si sarebbe mai aspettato.
La fiancheggiatrice Gli agenti della polizia entrano negli appartamenti di viale della Stazione e di Maratta, entrambi presi in affitto da campani che lavorano a Terni, eseguono un’approfondita perquisizione, sui cui esiti al momento non si conoscono particolari dettagli. Nella rete degli inquirenti finisce anche una donna considerata la fiancheggiatrice, forse una parente alla lontana del boss, per lei l’accusa è quella di favoreggiamento. Sibillo viene portato a sirene spiegate in questura tra flash e telecamere e poi, dopo tutte le pratiche, trasferito nel carcere di Sabbione dove, salvo rogatoria per il trasferimento a Napoli, verrà sottoposto a interrogatorio direttamente dai sostituti procuratori della Dda (direzione distrettuale antimafia) che il 9 giugno scorso hanno firmato a suo carico un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, Henry John Woodcock e Francesco De Falco.
Perché Terni Diversamente da quanto emerso in un primo momento, fonti ufficiali fanno sapere che nel carcere di Sabbione non sarebbero detenuti esponenti del clan Sibillo imparentati col boss di 24 anni. Si indaga per capire perché il camorrista di Forcella abbia scelto Terni. Di certo i collegamenti viari con Roma e Napoli fanno della città umbra un luogo facilmente raggiungibile, ma non è escluso che Sibillo, sentendosi braccato, abbia optato per Terni conscio che la detenzione a Sabbione sarebbe stata meno difficile di quella a Poggioreale o a Secondigliano.
Senatore Rossi Nella mattinata di giovedì sulla cattura del boss è intervenuto anche il senatore di Terni Gianluca Rossi (Pd) «Desidero rivolgere un sentito ringraziamento allo Sco, alla mobile di Napoli, alla questura e alla squadra mobile di Terni, a tutto il personale di polizia coinvolto nell’arresto di Pasquale Sibillo e a quello responsabile della sicurezza del nostro Paese. L’arresto del boss Sibillo segna un risultato importante per chi, come me, è convinto che nessuno sia immune al corso della giustizia. Gli anticorpi della legalità nel nostro Paese sono sempre capaci di avere la meglio su tutte le forme criminali che purtroppo avvelenano la nostra società e la nostra economia ed è bene ricordare che nessuna realtà, anche se apparentemente tranquilla come Terni, è immune dal rischio. Si possono raggiungere risultati importanti – conclude il senatore – grazie ai lavoratori delle forze dell’ordine che operano, spesso lavorando in condizioni difficili, per preservare la nostra comunità».
Twitter @tulhaidetto e @chilodice


