La presentazione a Palazzo Penna

di Francesca Marruco

«Quel processo andava fatto, il giudice per l’udienza preliminare doveva rinviare per una più approfondita analisi ai giudici di primo grado, deputati a decidere nel merito». Non usa mezze parole il procuratore di Forlì Sergio Sottani – già sostituto procuratore di punta della procura di Perugia, autore di inchieste come quella sulla cricca dei Grandi Appalti e Sanitopoli – per dire che secondo lui, il processo per il presunto depistaggio seguito alla morte di Francesco Narducci andava celebrato e il gup Paolo Micheli non doveva prosciogliere gli indagati.

I libri di Fiorucci Il procuratore, sollecitato dal giornalista del Messaggero Italo Carmignani a rispondere, ha preso parte mercoledì sera all’appuntamento promosso dal Circolo dei Lettori di Perugia dal titolo «L’Umbria attraverso la cronaca», i cui protagonisti sono stati i tre libri del giornalista Alvaro Fiorucci, caporedattore del Tg3 Umbria. «Un bambino da fare a pezzi», che parla del rapimento di Augusto De Megni, «Il mangiatore di bambini» sulla tragica vicenda del mostro di Foligno e «48 small» sul giallo legato alla morte del gastroenterologo perugino Francesco Narducci. Alvaro Fiorucci, profondo conscitore e interprete della cronaca nera umbra, sapientemente guidato dalle domande di Italo Carmignani, ha raccontato al pubblico presente in sala a Palazzo della Penna, le peculiarità di quelle indagini, cosa i giornalisti seppero all’epoca, e cosa invece si scoprì solo in un secondo momento. Per ogni storia inoltre, Fiorucci ha proiettato dei video realizzati da emittenti locali.

Otto milioni di lire Così, ad esempio, è emerso che forse, se all’epoca del primo omicidio del mostro di Foligno il Ministero dell’Interno avesse speso otto milioni di lire per installare una telecamera nel cimitero dove era sepolto il povero bambino, il barbaro omicidio del secondo si sarebbe forse potuto evitare. Perchè? Presto detto: un investigatore – ha spiegato Fiorucci, sottolineando di avere saputo della cosa solo anni dopo – ebbe l’intuizione che l’assassino (sicuramente in qualche modo mentalmente deviato) sarebbe tornato e quindi una telecamera sarebbe stata fondamentale per immortalarlo. E infatti così accadde: qualche giorno dopo il niet all’istallazione dell’occhio elettronico, dalla tomba di Simone Allegretti viene portata via la foto del bambino.

Reati finanziari Decidere dove indirizzare le indagini, nel momento preciso in cui una scelta può cambiarne il destino è fondamentale. Ed è su questo che il procuratore Sergio Sottani, spiegando che Umbria ed Emilia Romagna – come stabilito da una relazione della Dia di un paio d’anni fa – sono regioni particolarmente appetibili per gli investimenti di soldi sporchi provenienti dalle mafie – anche per l’assenza di criminalità nostrana sul territorio – ha ribadito più volte un concetto chiave: adesso la maggior parte dei reati sono finanziari. Per scoprirli dunque, vanno tracciati i movimenti di denaro sospetto. E i primi a dover segnalare, evidenzia Carmignani, parlando dell’ignavia degli umbri che davanti ai contanti tende a chiudere un occhio sulla provenienza, sono proprio i cittadini.

Prosciolti Dalla cronaca, alla riflessione sulla società, al modo di condurre le indagini per farne emergere le storture illecite: la serata, a cui ha preso parte un folto e attento pubblico, scorre via lasciando in chi ascolta il desiderio di sapere di più. Quello che sarebbe stato negato a tutti con il proscioglimento del gup Paolo Micheli che non mandò a processo quella che secondo il procuratore Giuliano Mignini, era una vera e propria associazione a delinquere che agì per coprire le vere circostanze in cui morì Francesco Narducci, perché coprire la sua implicazione con le vicende mai del tutto risolte del mostro di Firenze.

In tribunale Dopo quel proscioglimento, il sostituto procuratore Mignini fece ricorso in Cassazione, che confermò in parte la decisione di Micheli ad esempio sull’associazione a delinquere, ma non fece altrettanto su altri reati per cui adesso si è di nuovo tornati in udienza preliminare a Perugia. Udienza in cui, l’ex numero uno del Gides Michele Giuttari, come spiegato in una intervista a Umbria24, ha deciso di costituirsi parte civile perché alcuni degli attuali indagati avrebbero «intralciato» le indagini del gruppo antimostro.

I libri Per chi vuole saperne di più, dagli aneddoti alle leggende metropolitane, ma soprattutto agli atti giudiziari, non resta che immergersi nella lettura dei tre libri di Fiorucci, in attesa del suo nuovo lavoro, sulla terrible scia di sangue delle donne ammazzate negli ultimi trent’anni in Umbria.