Lo 'zar' Orfeo Goracci

di Francesca Marruco

Quattro episodi di tentata concussione, dodici di abuso d’ufficio, quattro di falso materiali e due di minacce, più l’associazione a delinquere. Sono queste le accuse che hanno passato il vaglio del gup Luca Semeraro, e che sono valse il rinvio a giudizio all’ex sindaco di Gubbio Orfeo Goracci e ad altre sette persone, sei delle quali vennero arrestate con lui a febbraio del 2012.

La sentenza Il gup, dopo quasi dieci ore di camera di consiglio, pur non recependo in pieno la richiesta dei magistrati Antonella Duchini e Mario Formisano che avevano sollecitato il rinvio a giudizio per tutti gli undici indagati e per tutti i reati che gli venivano contestati, ha comunque rimandato ad una più approfondita valutazione – che solo in dibattimento è possibile operare – il cuore dell’inchiesta Trust, a partire dall’accusa più grave di associazione a delinquere  «per avere stabilmente piegato lo svolgimento delle pubbliche funzioni al perseguimento di interessi privati», su cui adesso dovranno esprimersi i giudici del secondo collegio del tribunale penale di Perugia.

L’EX SINDACO: MINATE LE INTERE INDAGINI

Proscioglimenti E’ altrettanto innegabile la caduta – «perché il fatto non sussiste» o «per non aver commesso il fatto» – di molti reati che venivano contestati. In particolare Orfeo Goracci è stato prosciolto per 22 reati, Maria Cristina Ercoli per 16, Lucia Cecili per 13, Graziano Cappannelli e Cristiano Paolo per 8, Lucio Panfili per 7, Marco Ottaviani per uno e due per Umberto Baccarini. Prosciolti da tutte le contestazioni Antonella Stocchi e Marco Ottaviani. Nella stragrande maggioranza dei casi, il giudice, in un singolo capo d’imputazione in cui venivano contestati due reati – molto spesso concussione e abuso d’ufficio – ha prosciolto per un reato e rinviato a giudizio per l’altro.

Il capo ‘B’Ad esempio, Goracci, Ercoli Maria Cristina, Graziano Cappannelli e Paolo Cristiano, sono stati tutti prosciolti dall’accusa di abuso di ufficio che veniva loro contestata al capo ‘B’, ma sono stati tutti rinviati a giudizio per l’accusa di tentata concussione contestata nello stesso capo. Quello secondo cui, i quattro avrebbero «posto in essere atti idonei e diretti in modo non equivoco a costringere la dottoressa Nadia Minelli, dirigente del settore sviluppo sociale, mediante reiterate pressioni e minacce di revoca dell’incarico dirigenziale conferitole, a firmare un atto contrario ai propri doveri d’ufficio consistente nel mutamento professionale di Ercoli Nadia, dipendente comunale con profilo amministrativo e sorella di Maria Cristina Ercoli, al fine di favorire Ercoli Nadia, attribuendole qualifica di agente di polizia giudiziaria, con il proposito di farla poi divenire comandante del corpo di polizia municipale». «Non riuscendo nell’intento a causa del rifiuto di Minelli di formare l’atto illegittimo – si legge ancora nel capo d’imputazione – Ercoli Maria Cristina le revocava l’incarico dirigenziale nel maggio 2011 e Cristiano nel settembre dello stesso anno la trasferiva ad altro settore privata delle mansioni svolte in precedenza, con rilevante perdita economica».

Violenza sessuale Orfeo Goracci, è stato anche prosciolto per l’accusa di violenza sessuale «perché – argomenta il giudice nel dispositivo – gli elementi acquisiti risultano insufficienti, contraddittori o comunque non idonei a sostenere l’accusa in giudizio». Prosciolto dunque per quell’accusa in cui erano finite le dichiarazioni di una donna che disse «O eri donna e cedevi alle avances di Goracci o eri uomo e avevi agganci di politici o amicizia con Goracci o con persone riconducibili al suo gruppo, o eri fuori dai giochi». L’ex sindaco di Gubbio ha diramato una lunga nota in cui, tra l’altro, sostiene che «la decisione del gup mina alle fondamenta tutta l’impostazione dell’indagine».
Le parti  civili All’indomani della decisione del gup Semeraro le reazioni si susseguono, e ogni parte processuale esprime la sua soddisfazione. L’avvocato Nicola Di Mario, che rappresenta il Comune costituito parte civile ha dichiarato che «in esito al rinvio a giudizio ​ disposto​ dal gup di Perugia, il tribunale è chiamato a svolgere una approfondita disamina sulle molteplici contestazioni residuate dal controllo eseguito in udienza preliminare. Si tratta di episodi gravi, per materialità e dimensione offensiva, che la procura della Repubblica aveva individuato attraverso una scrupolosa attività d’indagine. ​Ora l’organo collegiale ​dovrà​ stabilire eventuali responsabilità per comportamenti che, stando alla descrizione contenuta nei capi di accusa, denuncerebbero inquietanti distorsioni della legalità amministrativa». Sulla stessa linea l’avvocato Laura Modena, che assisteva, sempre come parte civile, alcuni dipendenti del Comune tra cui la vigilessa Minelli che ha detto:«Il giudice Semeraro ha svolto un lavoro di cesello tecnico ma nella sostanza i fatti ipotizzati sono confermati, soprattutto quelli più gravi come l’associazione, i reati ai danni di Nadia Minelli, il Nucleo interno di valutazione, quelli ai danni di Silvestri e tutta la vicenda Rughi Bellissimo Gallo, nonché le stabilizzazioni».

Le difese Di opposto avviso l’avvocato Marco Brusco, che difendeva l’assessore al personale Graziano Cappannelli: «Siamo assolutamente soddisfatti perché sono caduti tutti i reati più gravi già in udienza preliminare con la formula ‘perché il fatto non sussiste’. Il fatto che sia rimasta l’associazione a delinquere è un problema più psicologico che reale, atteso che in dibattimento non potrà che cadere inevitabilmente anche questa cosa». «C’è stato un netto miglioramento sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo – spiega Ubaldo Minelli, difensore di sei imputati -. Quasi la metà dei reati fine sono stati ritenuti insussistenti. Per alcune ipotesi sono state modificate e derubricate le imputazioni da tentata concussione ad abuso, reato più leggero». Quale sia l’interpretazione più veritiera è impossibile -e prematuro – stabilirlo. La prova del nove arriverà solo al termine del processo di primo grado, che inizierà il 10 febbraio del prossimo anno, intanto, almeno una lettura autentica della decisione del giudice Semeraro arriverà entro  un mese, con le sue motivazioni.

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