I commercianti hanno scelto un gesto eclatante: dare a fuoco alle bollette del caro energia che, per loro, significa chiudere definitivamente aziende vissute per generazioni. Si sono dati appuntamento in numerose piazze dell’Umbria, sicuramente 13, e poi nelle principali città. Hanno acceso un falò e dato alle fiamme le bollette che sono state esposte, in forma di denuncia per quella che ritengono essere una speculazione: «La guerra è pretestuosa, i rincari sono legati alle speculazioni. Ad agosto le bollette aumenteranno ancora del 20-25 per cento, servono misure concrete da parte del governo per aiutare le imprese, come è stato con la pandemia», così Giorgio Mencaroni, direttore Confcommercio.

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La giornata Ristoratori, albergatori, panettieri, pasticceri, baristi e molti altri si sono riuniti: «Non spegnere l’Italia, non spegnete il futuro», questo lo slogan proposto da Confcommercio Umbria che ricorda che se la situazione non rientrerà entro questo inverno 11 mila persone nella Regione resteranno senza lavoro a causa delle chiusure. «Il ministro Cingolani non può prenderci in giro dicendo che arriveranno contribuiti sui rincari del 15 per cento quando abbiamo aumenti fino al 300 per cento, non è sufficiente», continua Mencaroni. «Le aziende energetiche hanno fatturato 7,2 miliardi di profitto, questo extra profitto o lo si tassa o lo si rimette a disposizione della collettività per poter sopravvivere, bisogna togliere le accise dalle bollette per aiutare le imprese – conclude il direttore – dovremmo avere dallo stato contributi a fondo perduto, crediti d’imposta, agevolazioni, credo sia fondamentale rivendicare queste situazioni». Le associazioni di rappresentanza ricordano anche che i costi incidono per circa il 20 per cento sul fatturato annuo di un’azienda, comprimendo fortemente i margini di guadagno.

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Da Terni Sotto Palazzo Bazzani a Terni lunedì mattina commercianti, proprietari di bar, ristoranti e albergatori si dicono stremati dai rincari: «Il mese di luglio da 2.000 euro di energia elettrica – dice un commerciante – sono andata a 7.500 per la stessa attività e stessi consumi». La Confcommercio di Terni ha scelto la via del simbolismo per combattere questa battaglia. Bollette ‘a fuco’ come protesta pacifica verso il caro energia e luci spente nella serata di lunedì: «I cittadini non ne possono più – spiega Stefano Lupi, presidente della Confcommercio Terni – il fatto che le bollette siano triplicate mette in difficoltà tante famiglie e chi fa delle attività commerciali la propria ragione d’essere. Oggi siamo qui con un grido di disperazione e attenzione, attenzione che chiediamo al governo per provvedimenti immediati, certi, e che diano sollievo a gente che è stremata». La Confcommercio chiede ristori immediati, certezza di calmierare le bollette della luce e del gas e una attenzione a tutte le imprese che «ad oggi – dice ancora Lupi – sono a rischio collasso». Una delegazione della stessa Confcommercio ha poi incontrato il prefetto al quale ha illustrato la situazione. In piazza i lavoratori mostrano le bollette prima del falò, una in particolare sfiora i 47 mila euro. «Siamo senza parole – così il proprietario della pasticceria Pazzaglia a Terni – non sappiamo cosa fare e come comportarci, cerchiamo di andare avanti ed arrancare ma non so quanto potremmo resistere in queste condizioni».

Da Spoleto Anche in piazza del Municipio rogo di fatture e timori incalzano, dove Carlo Dello Storto, presidente del Consorzio albergatori Spoleto, spiega che «la chiusura degli alberghi è quasi inevitabile, dunque con l’associazione stiamo cercando un tavolo per concordare a turno di chiudere, per non lasciare proprio la città sprovvista per i pochi turisti che arriveranno in bassa stagione dai primi giorni di novembre». L’intenzione degli albergatori è di fornire comunque qualche possibilità di alloggiare a chi passa per Spoleto, «ma in questa situazione è insostenibile rimanere aperti per poche camere e qualche persona a tavola la sera, l’unica situazione possibile nell’immediato è chiudere le strutture e aspettare la ripresa che non avverrà prima della Pasqua prossima», secondo le previsioni di Dello Storto.

Gli imprenditori Dai gestori di piccole imprese presenti nelle piazze arrivano le letture delle bollette: «L’ultima bolletta è 1.489,53 euro contro i 345 di luglio dello scorso anno» – testimonia Livia Coarelli, di ristorante Il Moderno – «il costo a chilowattora è aumentato parecchio ma quello che non capiamo è che sono aumentati anche i consumi con, praticamente, gli stessi elettrodomestici attaccati, non ci spieghiamo questa differenza qual è, se la situazione non rientra sopporteremo pochissimo, è come avere uno stipendio in più da pagare». C’è anche chi ha deciso di chiudere i battenti, come Maria Chiara Saputelli e sua sorella, del forno pasticceria Mo mangio io, i motivi sono, appunto, «legati ai rincari, i costi eccessivi della bolletta e delle materie prime ci hanno portato a chiudere perché a noi non tornava più nulla». Per l’attività di Ponte San Giovanni «la bolletta dai 500 dello scorso anno è arrivata a 2.070 e quei soldi potevano servire per le farine e tutto il resto: oggi rimanere aperti è più dura che chiudere», spiega Saputelli che non nega che «se dal governo arrivasse qualcosa di solido e consistente potremmo cambiare idea».

I rappresentanti Impossibile non pensare al futuro: «Gli albergatori manterranno gli impegni presi per la stagione turistica – spiega il presidente di Federalberghi Umbria, Simone Fittuccia – ma molti hanno già deciso di tenere chiuso da fine ottobre fino al periodo primaverile, anche quelle attività solitamente aperte tutto l’anno». Dalle associazioni di rappresentanza arrivano forti le richieste per un tetto al costo dell’energia e «misure immediate per aiutare anche la dignità dei lavoratori, non si può pensare ai termovalorizzatori o al nucleare che richiederanno anni per la realizzazione», continua Fittuccia. L’entità del danno non è solo economica ma anche sociale: «Se oggi mandiamo a casa i lavoratori non li ritroveremo poi quando si deciderà di stare aperti», conclude il presidente Federalberghi Umbria. Dal presidente di Fipe Umbria, Romano Cardinali, arrivano i timori di ristoratori e baristi: «Se queste sono le condizioni le nostre aziende sono ingestibili, il provvedimento deve essere strutturale e di larghe vedute». Le categorie maggiormente in difficoltà, secondo la stima dei rappresentati delle imprese ternane, sono quelle che hanno attività energivore: «Questa situazione porterà anche alla chiusura anticipata di chi è stagionale» – spiega la vice presidente di Federalberghi Terni – Alla manifestazione nel ternano ha partecipato anche Alessandro Gentiletti, consigliere comunale di Senso civico: «Penso sia il momento di abbandonare le divisioni e lavorare insieme come amministrazione per proposte concrete per andare a incrementare un fondo di solidarietà».

Hanno collaborato alla realizzazione del servizio Chiara Fabrizi, Fabrizio Troccoli, Letizia Biscarini, Giorgia Olivieri e Maria Giulia Pensosi.

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