di Francesca Marruco
Per i legali di Emanuele Armeni, l’appuntato scelto arrestato lo scorso luglio con l’accusa di omicidio volontario nei confronti del collega Emanuele Lucentini, ucciso il 16 maggio scorso nel piazzale della caserma dei carabinieri di Foligno, «l’affermazione colpevolista si fonda su una mera presunzione, ossia che il Lucentini era un militare scrupoloso e pignolo per cui non avrebbe mai lasciato la propria arma caricata e pronta a fare fuoco nell’abitacolo della vettura di servizio».
Il ricorso A scriverlo, nel ricorso per Cassazione presentato contro la decisione del Riesame che ha negato la scarcerazione ad Armeni, è l’avvocato Michele Montesoro, che ha affiancato l’avvocato Zaccaria nella difesa del militare. Nelle 40 pagine di ricorso, l’avvocato, pur enunciando i vizi formali che la difesa avrebbe ravvisato nella motivazione con cui il tribunale della Libertà ha spiegato il suo no, entra in realtà nel merito delle varie questioni di questa vicenda che presenta ancora molti punti non chiari.
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La retina e il cervello Emanuele Armeni non ha mai ammesso di aver ucciso volontariamente il collega Lucentini e anzi ha sempre sostenuto l’esatto contrario: e cioè che quel maledetto colpo della M12S2 fosse partito per sbaglio, mentre lui stava cadendo per aver perso l’equilibrio dopo aver preso una storta. La procura di Spoleto, supportata anche dalle perizie, non ha mai dato credito a questa ricostruzione. Ma Armeni e la sua difesa insistono su questa linea. A volte tirando in ballo anche evenienze quanto meno singolari come quella secondo cui «la retina dell’occhio registra un’immagine ma il cervello non la elabora».
Non si era accorto che era carica E questo in particolare sarebbe avvenuto quando Armeni non si sarebbe accorto che l’arma era armata e senza sicura. «Con il senno di poi- scrivono i legali – si potrebbe dire di si, ma nel caso specifico, stanchezza e dimestichezza nel maneggiare l’arma possono aver provocato una di quelle situazioni non insolite», in cui si vede ma non ci si rende conto.
Massa battente arretrata «Preme evidenziare – scrivono ancora i legali – che il castello è interamente scuro, nel lato sinistro l’appiglio di armamento, pur esso scuro, quando arretrato scopre la feritoia nella quale scorre, pur essa scura». Impossibile però, per un esperto, ma anche per un profano non rendersi conto che la M12 era carica. Questo semplicemente perché quando la mitraglietta è carica, la massa battente arretra di qualche decina di centimetri rispetto alla posizione normale.
Censure contro il riesame Per i legali di Armeni dunque è manifestamente illogico e carente di motivazione il fatto che il riesame abbia considerato come possibile il pericolo di reiterazione del reato e anche di inquinamento probatorio. Inoltre, censurano il fatto che i giudici del riesame abbiano calcato la mano anche sui comportamenti tenuti da Armeni subito dopo l’esplosione e il fatto che per il riesame l’omicidio nel piazzale della caserma con l’arma del collega era un’occasione praticamente irripetibile. Censura anche perché, secondo la difesa il perito della procura avrebbe «tralasciato le numerose traiettorie ( di possibile dimanica dello sparo, ndr) favorevoli alla difesa». Adesso non resta che attendere che la Suprema Corte fissi la data in cui affronterà il caso. E poi il suo pronunciamento.
