di Fra. Mar.
Resta in carcere Emanuele Armeni, il carabiniere arrestato nel luglio dello scorso anno con l’accusa di aver ucciso il collega Emanuele Lucentini con un colpo di M12 alla testa nel piazzale della caserma di Foligno. E’ questa la decisione che i giudici della Suprema Corte di Cassazione hanno reso noto mercoledì mattina.
Delusi «Siamo delusi – ha detto l’avvocato Zaccaria -, francamente ci contavamo molto anche in virtù del fatto che avevamo confezionato un lavoro molto minuzioso». E invece, anche i giudici della Cassazione, così come il gip di Spoleto prima e i giudici del Riesame di Perugia poi, hanno rigettato la richiesta di scarcerazione. Adesso, il prossimo passo è quello fissato per il 23 febbario davanti al gip di Spoleto.
Abbreviato I legali di Armeni hanno chiesto il rito abbreviato condizionato ad un esperimento giudiziale: la difesa insomma vorrebbe ricreare le condizioni della mattina dell’omicidio in caserma e provare a sparare. Ma anche qualora il gip non accogliesse la richiesta, i legali Zaccaria e Montesoro sono pronti a chiedere l’abbreviato secco, per non togliere al loro assistito la possibilità di avere un terzo di pena scontato in virtù del rito abbreviato.
La storia Emanuele Armeni non ha mai ammesso di aver ucciso volontariamente il collega Lucentini e anzi ha sempre sostenuto l’esatto contrario: e cioè che quel maledetto colpo della M12S2 fosse partito per sbaglio, mentre lui stava cadendo per aver perso l’equilibrio dopo aver preso una storta. La procura di Spoleto, supportata anche dalle perizie, non ha mai dato credito a questa ricostruzione. Ma Armeni e la sua difesa insistono su questa linea.
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Il riesame Il pronunciamento della Cassazione adesso rende quindi definitiva la motivazione con cui il tribunale del Riesame ha rigettato il ricorso di Emanuele Armeni contro il suo arresto. Nelle 22 pagine di sentenza i giudici Marco Verola, Luca Semeraro e Daniele Cenci, non solo avevano smontato una volta di più la ricostruzione dell’omicidio fornita da Armeni, parlando di «scelta volontaria di cagionare la morte», ma «ove l’indagato, nel ragionare sulle modalità di esecuzione dell’omicidio, abbia precostituito la tesi del colpo accidentale», la scelta della caserma come teatro del delitto, è «ancora più coerente». Ed è in quest’ottica che secondo i giudici, «la caserma, per il tipo di delitto commesso, è il luogo più sicuro».
M12 Per i togati, il fatto che il colpo non sia stato esploso con la pistola d’ordinanza che Armeni aveva addosso, è un «elemento significativo ai fini del dolo». E questo perché, «l’indagato non avrebbe avuto alcuna giustificazione plausibile per l’estrazione dell’arma dalla fondina». Mentre invece, la M12 a fine turno viene comunque maneggiata per le operazioni di scarico. Senza contare che la telecamera orientata nel cortile della caserma non funzionava da diversi mesi e solo tre abitazioni affacciano sulla caserma. «Tali circostanze – specifica il giudice estensore della sentenza Luca Semeraro – erano certamente note all’indagato».
