di Francesca Marruco
Ha risposto a lungo alle domande del giudice, e non ha cambiato la sua versione dei fatti: quella terribile mattina del 16 maggio nel cortile della caserma di Foligno, ha esploso accidentalmente un colpo dalla M12 del collega Lucentini, ferendolo a morte. L’appuntato scelto Emanuele Armeni, arrestato mercoledì in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per omicidio volontario, si è difeso davanti al gip e al pm Michela Petrini, e, al termine dell’interrogatorio di garanzia, tramite il suo avvocato Marco Zaccaria, ha chiesto la revoca della misura cautelare in carcere.
Sconvolto «E’ sconvolto», racconta il suo legale dopo il lungo interrogatorio. «Oltre al rimorso per la tragica morte del collega – spiega – adesso deve affrontare anche tutto questo». «Durante l’interrogatorio – spiega ancora l’avvocato – il mio assistito ha chiarito una serie di aspetti che erano rimasti un po’ in ombra: primo fra tutti quello relativo alla posizione in cui era quando è partito il colpo. Armeni ha infatti spiegato che il colpo è partito dal basso verso l’alto mentre stava cadendo, ma lui è alto 1,95 quindi il suo basso, è relativo».
Non c’è movente L’avvocato inoltre contesta la ricostruzione accusatoria: «la procura ha chiesto la premeditazione, che il gip ha escluso. Ma senza movente come può esserci premeditazione? Il mio assistito aveva un ottimo rapporto, un rapporto di assoluto rispetto con Lucentini. Non c’erano mai state liti tra loro due. Perché avrebbe dovuto ucciderlo»?
Inquinamento probatorio Nelle circa 12 pagine di ordinanza ci sono i motivi per cui la procura ha chiesto e ottenuto che, dopo due mesi dal tragico fatto, Armeni venisse arrestato. C’è il pericolo di reiterazione del reato, c’è quello di inquinamento probatorio. «Incomprensibili» per l’avvocato Zaccaria, che stigmatizza l’uso delle intercettazioni riportate nell’atto: «Sono atomizzate, decontestualizzate dal discorso intero, per questo sembrano altro».
Intercettazioni: era uno sfogo In queste intercettazioni, secondo quanto trapela – il riserbo nell’indagine della procura di Spoleto portata avanti dalla squadra mobile di Perugia e dal Ros di Roma è massimo – ci sarebbero dei commenti negativi di Armeni nei confronti di Lucentini. Ma l’avvocato li spiega in questo modo: «Sono intercettazioni fatte dopo i funerali, era uno sfogo, lui era demoralizzato perché alcuni colleghi non lo avevano neanche salutato». Insomma, nessun rancore, nessun dissapore, nessun movente.
La dinamica secondo Armeni Un tragico incidente, che, secondo quanto spiegato dall’avvocato e ripetuto da Armeni al gip si sarebbe verificato in questo modo: i due militari stavano tornando in caserma dopo aver smontato dal turno di notte. Lucentini era già sceso dall’auto di servizio per prendere dei documenti dal bagagliaio e ha chiesto ad Armeni di disarmare la sua M12, che era sul sedile del passeggero insieme a quella di Armeni, già scaricata. Secondo la versione del carabiniere arrestato, a quel punto lui si sarebbe sporto nell’auto dal lato del conducente e nell’uscire fuori avrebbe perso l’equilibrio. Proprio in quel momento sarebbe partito il maledetto colpo.
Nessun gesto mimato Una delle versioni circolate sull’accaduto, è quella che vorrebbe Armeni che mima il gesto di un’esecuzione con un’arma che crede scarica (la sua), in vece è quella carica di Lucentini. Ma l’avvocato Zaccaria smentisce seccamente questa versione: «E’ l’ipotesi della procura» attacca ancora. E poi spiega ancora che «non ci sono testimoni oculari, due carabinieri hanno confermato quello che ha detto il mio assistito, cioè che è entrato in caserma a chiedere aiuto».
Decisione gip Questione di tempo e il gip deciderà se credere alla sua versione, o a quella della procura, basata essenzialmente sulla perizia balistica in cui gli esperti spiegano che per far partire un colpo da una M12 ci vuole una pressione pari almeno a 5,3 kg, quindi il colpo non può essere partito accidentalmente. E’ per questo che la procura contesta l’omicidio volontario. E anzi, aveva chiesto anche l’aggravante della premeditazione, forse non concessa anche per l’assenza di un movente? Per ora non emergono motivi appurati che avrebbero potuto portare ad un simile epilogo.
