di Chiara Fabrizi
Entro 90 giorni il perito super partes Marco Piovan dovrà consegnare la relazione e chiarire se in base a traiettorie e riscontri balistici per l’omicidio dell’appuntato scelto Emanuele Lucentini può essere configurata l’ipotesi dell’accidentalità, come sostiene la difesa del collega Emanuele Armeni, in carcere con l’accusa di omicidio premeditato, oppure se il colpo esploso a fine turno all’interno della caserma di Foligno è stato volontario, come invece ritengono la procura della Repubblica di Spoleto e le parti civili.
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Super perizia in 90 giorni Sono estremamente tecnici i quesiti a cui il perito, nominato dal gup del tribunale di Spoleto Stefania Amodeo, è chiamato a rispondere. L’incarico al dottor Piovan è stato formalmente assegnato martedì mattina nell’ambito di un’udienza a porte chiuse a cui, come già visto il 23 febbraio scorso, ha partecipato Armeni, assistito dagli avvocati Michele Montesoro e Margherita Piccardi. In aula anche i familiari di Lucentini, a cominciare dalla vedova Stefania, costituitesi parte civile nel processo che si sta celebrando con la formula del rito abbreviato e rappresentati dagli avvocati Maria Antonietta Belluccini e Giuseppe Berellini. In tribunale anche la moglie e i familiari di Armeni.
Armeni e procura Il procedimento per la difesa è tutto incardinato sull’eventuale riconoscimento sotto il profilo balistico dell’accidentalità del colpo esploso da Armeni con la mitraglietta di servizio. Il carabiniere in carcere da luglio ha sempre sostenuto che quella maledetta mattina scendendo dall’auto di servizio e nel prendere la M12 ha perso l’equilibrio e cadendo si sarebbe aggrappato all’arma esplodendo il colpo. Una versione, quella dell’incidente, a cui la procura di Spoleto, in aula col procuratore capo Alessandro Cannevale, non ha mai creduto evidenziando col proprio consulente, Emilio Galeazzi, il regolare funzionamento della mitraglietta e la non coincidenza tra la traiettoria del proiettile che ha ucciso Lucentini e la ricostruzione dei fatti fornita da Armeni.
Difesa e parti civili In questo senso anche martedì mattina l’avvocato Montesoro, che assiste il carabiniere accusato di omicidio premeditato, ha ribadito: «Il consulente del pm ha valutato soltanto un’ipotesi in pura chiave accusatoria, mentre la difesa coi propri consulenti ha evidenziato l’esistenza di altre ipotesi, ora il perito nominato dal tribunale deve valutarle nell’ambito di un’indagine ad ampio raggio». A commentare anche l’avvocato Berellini: «Occorre ricostruire le cause che hanno determinato l’evento e la dinamica delle azioni però – ha affermato al termine dell’udienza – è stato opportuno specificare alcuni passaggi. L’aspetto cruciale è la volontarietà dell’atto, in particolare per quanto riguarda l’utilizzo dell’arma, ossia accertare se si è trattato di un atto volontario oppure derivante da inosservanza norme di sicurezza o ancora da un fatto accidentale, ipotesi che la pubblica accusa e le parti civili escludono totalmente in virtù di riscontri di natura fisici, scientifico e naturalmente balistici avuti coi consulenti di parte». In aula per l’illustrazione della super perizia si tornerà il 12 luglio.
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