di F.M.
Non c’è vantaggio indebito del privato e non c’è abuso da parte del pubblico ufficiale. E’ per questo che, secondo l’avvocato Nicola Di Mario, l’accusa di induzione indebita che la procura di Perugia contesta al carabiniere Stefano Tittarelli in relazione a dei favori sessuali che ha ricevuto da una prostituta in caserma, non regge. Perché ne mancano alcuni elementi fondamentali. In particolare, ha spiegato il legale al collegio del tribunale del riesame che martedì mattina ha affrontato il caso del carabiniere ai domiciliari con l’accusa di violenza sessuale e induzione indebita, che la prostituta con cui Tittarelli ha un rapporto in caserma ( il tutto ripreso in un video poi ritrovato nel pc del militare) non aveva alcun beneficio da trarre nell’essere accondiscendente col militare, essendo lei cittadina europea e non, ad esempio, clandestina. E che tanto meno lui l’aveva indotta.
Non sapeva Per quanto riguarda invece l’accusa di aver approfittato di una ragazza maggiorenne ma con disfunzioni psichiche, il legale ha sostenuto che il suo assistito non era a conoscenza dei problemi della ragazza che invece si presentava come normale, e anzi, con molte interazioni social. Neanche il video in cui sono contenuti le riprese dei loro rapporti sessuali conterrebbero la spia che potesse far pensare al carabiniere di queste disfunzioni. L’avvocato Di Mario ha quindi chiesto la revoca o la sostituzione con una misura meno afflittiva di quella degli arresti domiciliari in quanto non ci sarebbero esigenze cautelari visto che Tittarelli è già sospeso dal servizio.
