Un detenuto italiano di 23 anni di Taranto, le cui iniziali sono M.M., si è tolto la vita ieri inalando il gas da una bomboletta, nel carcere di Perugia Capanne. Ne dà notizia il sindacato di polizia penitenziaria Sappe. Il giovane, in carcere per furto e rapina, era stato condannato in via definitiva alla pena di otto anni. Era arrivato nel carcere di Perugia nel mese di ottobre.
Gas dalla bomboletta «L’ennesimo suicidio di un detenuto morto dopo aver inalato il gas della bomboletta – afferma il segretario generale del Sappe, Donato Capece – avvenuto ieri nel carcere umbro di Perugia Capanne, bomboletta che tutti i reclusi legittimamente detengono per cucinarsi e riscaldarsi cibi e bevande come prevede il regolamento penitenziario, impone a nostro avviso di rivedere la possibilità che i ristretti continuino a mantenere questi oggetti nelle celle. Ogni detenuto può disporre di queste bombolette di gas – prosegue Capece -, che però spesso servono o come oggetto atto ad offendere contro i poliziotti o come veicolo suicidario. Riteniamo che sia giunto il momento di rivedere il regolamento penitenziario, al fine di vietare l’ uso delle bombolette di gas, visto che l’Amministrazione fornisce comunque il vitto a tutti i detenuti».
Suicidi analoghi Il modo in cui si è suicidato il detenuto di Perugia sarebbe analogo a quello posto in essere qualche mese fa nei penitenziari di Catania e di Reggio Emilia, episodio per cui, riferisce il Sappe, l’Amministrazione penitenziaria fu condannata a risarcire i familiari con 150.000 euro. «Riteniamo – afferma Capece – che sia giunto il momento di rivedere il regolamento penitenziario, al fine di vietare l’ uso delle bombolette di gas, visto che l’Amministrazione assicura il vitto a tutti i detenuti.
Capanne sovraffollata Il Sappe punta il dito anche contro il sovraffollamento. «Indubbiamente la carenza di personale di polizia penitenziaria – sostiene Capece -, che è quello che sta nella prima linea delle sezioni con i detenuti 24 ore al giorno, e di figure professionali specializzate nonché il costante sovraffollamento delle carceri italiani sono due temi che si dibattono da tempo e sono concause di questi tragici episodi». «A Perugia – soottolinea – il 31 dicembre scorso era ristretti 519 detenuti a fronte di 352 posti letto».
Umbria24.it si era occupata con un articolo sugli episodi di autolesionismo nelle carceri umbre, ripreso nel testo di un’interrogazione parlamentare a risposta scritta presentata dall’on. Rita Bernardini, membro commissione Giustizia.
Interrogazione parlamentare Alla luce dei dati, Bernardini chiede ai ministri della Giustizia Angelino Alfano e della Salute Ferruccio Fazio «se non intendano avviare, negli ambiti di rispettiva competenza, una indagine ispettiva presso gli istituti di pena umbri, in particolare presso il carcere di Capanne; quanti degli atti suicidiari e autolesivi indicati in premessa siano stati compiuti dai detenuti durante la fase iniziale della carcerazione e quanti nel corso del periodo di isolamento; quanti reclusi, tra quelli che hanno tentato il suicidio o che hanno compiuto atti autolesivi, fossero tossicodipendenti; se in tutti gli istituti di pena umbri sia presente e funzionate il servizio “nuovi giunti” e lo staff multidisciplinare che lo compone; se, alla luce dell’alto tasso di suicidi, tentati suicidi e atti di autolesionismo registrato nel solo 2010 nelle carceri umbre e, in particolare, in quello di Capanne, non ritengano, negli ambiti di rispettiva competenza, di dover intensificare l’attività di sostegno e riabilitazione dei detenuti mediante la predisposizione ed il miglioramento di moduli procedurali che coinvolgano la polizia penitenziaria, gli operatori dell’area educativa, il personale sanitario e gli assistenti volontari nelle seguenti attività: a) effettuazione di sempre più accurate scelte dell’ubicazione detentiva; b) approfondimenti dell’osservazione della personalità; c) più celeri attivazioni di eventuali programmi diagnostici e terapeutici anche, ad esempio, con il coinvolgimento del SE.r.T.; se e quali urgenti iniziative il Governo intenda adottare e promuovere al fine di aumentare gli organici del personale penitenziario ed amministrativo, nonché per quanto di competenza dei medici, degli infermieri, degli assistenti sociali, degli educatori e degli psicologi in servizio presso gli istituti di pena umbri, in modo da rendere lo stesso adeguato al numero delle persone ivi recluse».


Sei un detenuto? Contatta con fiducia lo studio legale associato Papa al 327-5393982