Operazione della Dia

di Iv. Por. e Fra. Mar.

Denaro del clan camorristico Fabbrocino riciclato in Umbria e in molte altre regioni. Immobili e denaro per 120 milioni sono stati sequestrati dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli nell’ambito dell’operazione «Fulcro».

Allevamenti di suini  In Umbria in particolare sono state sequestrate alcune aziende agricole nella zona di Bettona facenti capo a Biagio Ciccone, genero del capoclan Mario Fabbroncino. In particolare si tratta di allevamenti di suini, impresa in cui il clan aveva reinvestito parecchi soldi sporchi. Ciccone, stando a quanto scrive il gip Egle Pilla, risiede a Bastia Umbria da molti anni, ed opera stabilmente nel territorio umbro.  Da talmente tanti anni che nel 1997 c’è un precedente per armi nella stessa Bastia.

Sei venuto vicino alla camorra  Biagio Ciccone, nato a Nola nel 1968 è stato arrestato insieme ad altre 23 persone per aver preso parte ad una vicenda di estorsione in cui, insieme al suocero e a un altro esponente di spicco del clan, dissero a un imprenditore: «Tu sei un uomo di merda, sei venuto vicino alla camorra», «come a dire – spiega il gip nell’ordinanza –  che aveva avuto l’ardire di effettuare un recupero credito nel santuario della criminalità organizzata, senza essere stato autorizzato a farlo».

Fulcro Le indagini, dirette dalla Dda napoletana sono state effettuate dal centro operativo Dia di Napoli ed hanno consentito di accertare un ingente riciclaggio di capitali mafiosi in Lombardia, Emilia Romagna, Umbria, Lazio, Abruzzo, Calabria e Campania per un valore di oltre 112 milioni di euro e reati di estorsione (anche in pubblici appalti e nel settore della raccolta dei rifiuti solidi urbani) usura, riciclaggio, fittizia intestazione di beni, turbativa d’asta, voto di scambio. In totale sono stati sequestrati 254 immobili e 80 aziende. In Umbria sono state sequestrate alcune aziende agricole.

Gli arresti L’operazione è scattata all’alba di martedì  e ha portato in manette 24 persone considerate collegate al clan camorristico Fabbrocino della zona del Vesuviano, a cui sono bloccati beni immobili e denaro, ma anche aziende. Il clan – è stato accertato – aveva tentacoli in molte regioni italiane, tra cui l’Umbria, da molti anni ormai una delle mete preferite per il riciclaggio del denaro sporco dei clan, come altre regioni «tranquille» del Centro Nord Italia. Dalle intercettazioni, emerge che il ‘giro d’affari’ settimanale era di 300mila euro e solo per i supermercati  Prisco dell’Abruzzo, 100 milioni l’anno. Dei Fabbrocino sono anche fabbriche tessili e stirerie nel vesuviano, ma anche eleganti negozi a Brescia e Bergamo.

Clan senza pentiti  E’ un clan ricco, quello dei Fabbrocino e capace di riciclare milioni di euro in attività commerciali in tutta Italia. «Anche in ragione di tale capacità economica – scrive il giudice per le indagini preliminari Egle Pilla – nessun aderente al clan Fabbrocino, a dispetto dei colpi anche duri inferti dall’organizzazione e delle carcerazioni subite dai suoi massimi rappresentanti, ha mai conosciuto il fenomeno della collaborazione con la Giustizia; ciò a riprova della compattezza e del fortissimo legame che da sempre cementa i diversi consociati».

La gerarchia  Un clan, con «radicamenti mafiosi» che permette di stabilire che «tra le organizzazioni di stampo camorristico operanti nella provincia di Napoli, va annoverata tra quelle maggiormente attive e solide, potendo essa contare, oltre che su di un diffuso clima di omertà e su una fittissima rete di connivenze, su una struttura gerarchicamente organizzata laddove ciascun componente è  perfettamente consapevole del ruolo che gli è stato affidato ed è rispettoso delle gerarchie».

I conflitti sociali   Il gip ha anche dedicato un capitolo intero dell’ordinanza a raccontare alcuni episodi che sono un «indice rivelatore inquietante come la capacità di regolamentare i conflitti sociali nel senso di stabilire chi abbia ragione e chi abbia torto o nel senso di attuare le decisione assunte – spiega – e la capacità dell’organizzazione di sostituirsi alla funzione giurisdizionale che è naturalmente deputata alla risoluzione dei conflitti».

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