di Francesca Marruco
Cinque operazioni, di cui tre già note, autorizzate in favore di altrettanti imprenditori per un valore complessivo di poco inferiore ai 40 milioni di euro. Con «l’affidamento Finsud srl» concesso ad Antonio Sarni che da solo vale 31 milioni. Muove i primi passi tra l’appropriazione indebita e la bancarotta fraudolenta della Baronci costruzioni srl e arriva a ipotizzare la presenza di un’associazione a delinquere «diretta» da Giovannino Antonini e composta da altre 9 persone, l’indagine chiusa mercoledì dal procuratore capo Gianfranco Riggio e dal sostituto Federica Albano.
Il sistema E anche se l’impressione è che gli inquirenti tengano in serbo nuovi e ancor più circoscritti elementi, dalle risultanze degli accertamenti, condotti dagli uomini del Nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza di Roma, per i magistrati emerge un sistema di cui, oltre al «dominus Antonini», sono accusati di far parte sei alti funzionari, tra cui l’ex dg Alfredo Pallini, che «pianificando strategie bancarie e distraendo somme di denaro» non solo rispondevano positivamente alle «sollecitazioni» su pratiche d’interesse di Antonini, ma «rischiavano anche di compromettere gli equilibri economici e finanziari dell’istituto». Di questa associazione a delinquere, secondo la ricostruzione della procura, avrebbe fatto parte anche Cosimo De Rosa, imprenditore campano che «presentava i clienti» ad Antonini e, poi, «si adoperava per assicurargli i compensi usurari». Soldi, questi ultimi, che i figli dell’ex presidente, Alberto e Francesco, «si incaricavano di riscuotere».
Associazione a delinquere e compensi usurari Tutti ingranaggi di un sistema che, per Riggio e Albano, si è messo in moto tre volte. Nel caso del crack Baronci, che a carico di sette indagati, tra cui Antonini e lo stesso Massimiliano Baronci, ha fatto scattare anche l’accusa di bancarotta fraudolenta, in quello dei 750 mila euro concessi alla Gam Property di Alessandro Monaldi, in cambio del quale Antonini avrebbe ricevuto 50 mila euro, e nel finanziamento ipotecario di 400 mila euro autorizzato a Paolo Rossi, «ripagato» con altri 40 mila euro. Soldi che, per gli inquirenti, configurano il reato di intermediazione usuraria a carico di Antonini e dei due di figli.
Affidamento Finsud Sullo sfondo resta la delibera del cda di Bps, votata a fine 2011 dalla maggioranza dei membri, oggi tutti accusati di appropriazione indebita insieme ai manager dell’istituto, compreso l’ultimo dg Francesco Tuccari. Il 30 dicembre i nove del board hanno concesso alla Finsud srl di Sarni 31 milioni (11 milioni in fido di cassa, altri 20 con finanziamento bullet a 7 anni). A garanzia dei quali venivano acquisiti 31 milioni di btp in scadenza nel 2039, 4.5 milioni tra azioni Tercas (sospese dalle negoziazioni) e Caripe, oltre all’ipoteca di due centri commerciali, uno sul Gargano, che Sarni aveva pagato 27 milioni, ma il cui valore nella perizia che l’imprenditore foggiano ha presentato a palazzo Pianciani «lievitava» fino a 55 milioni. «Nonostante la crisi del mercato immobiliare, la complessità e la dimensione dell’operazione» il board Bps non ha disposto alcuna controperizia. Tra gli indagati per l’affidamento Finsud srl, va detto, non figura Giovannino Antonini.
I 34 indagati Di seguito i nomi delle 34 persone iscritte a vario titolo al registro degli indagati: Giovannino, Alberto e Francesco Antonini, Michele Fasani, Alfredo Pallini, Dante Cerbella, Marcello Siena, Marco Bietta, Alfredo Calistroni, Alessandro Monaldi, Giuliano Mora, Francesco Magnini, Alessandro Laganà, Cosimo De Rosa, Emilio Quartucci, Paolo Rossi, Nazzareno D’Atanasio, Michelangelo Zuccari, Mario Benotti, Marco Carbonari, Gabriele Chiocchi, Valentino Conti, Michele Di Gianni, Claudio Umbrico, Francesco Tuccari, Mauro Conticini, Paola Nannucci, Mauro Turchi, Aldo Amoni, Camillo Colella, Antonio Sarni, Marco Bifolchi, Antonio Di Matteo. Archiviate le posizioni di Maria Laura Ficola e Antonio Gentile, tra i destinatari della prima ondata di avvisi di garanzia
