di Fabio Toni
Aurelia Mudavoiu, ‘l’ape regina’ dell’indagine sulle baby squillo, esce dal carcere. Nei suoi confronti il gip Andrea Claudiani ha disposto la misura cautelare dei domiciliari. La decisione, preceduta dal parere favorevole del pm, fa seguito all’interrogatorio di garanzia che si è svolto nei giorni scorsi all’interno del carcere perugino di Capanne. La donna, 27enne di nazionalità rumena, è accusata di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione di una delle tre minori – la più grande – coinvolta nel ‘giro’ e di un’altra giovane appena maggiorenne.
Nuovo interrogatorio Prima di esprimere il parere in merito all’applicazione dei domiciliari, giovedì mattina il pm Giuseppe Petrazzini ha voluto ascoltare di nuovo la donna. L’interrogatorio è andato avanti per oltre due ore. Al termine, è arrivato l’ok del pm e quindi del gip alla nuova misura.
Motivazione Di fronte a un quadro indiziario «immutato», il gip ha tenuto conto «dell’inesistenza di persistenti contatti dopo la commissione del reato con la OMISSIS (la prostituta maggiorenne, ndR), essendo questo elemento di significativo rilievo in ordine al dimensionamento materiale del fatto e in ordine al grado di urgenza delle esigenze cautelari». Allo stesso modo si è tenuto conto «della stabilità della condizione di vita della Mudavoiu (che vive in un appartamento regolarmente affittato, ndR)» e della sua disponibilità a chiarire dettagliatamente la propria posizione.
Soddisfatto l’avvocato Massimo Proietti, legale della donna: «La decisione è in linea con le nostre previsioni. Nell’interrogatorio davanti al gip – spiega – era già stato correttamente individuato un ridimensionamento sostanziale del quadro indiziario. Credo che gli aspetti fondamentali della vicenda siano stati tutti chiariti. Permangono alcune piccole contraddizioni in ordine alle dichiarazioni rese da alcuni indagati e altre, decisamente più rilevanti, per quel che riguarda la minore che accusa la Mudavoiu. Tutto ciò sarà oggetto di approfondimenti ulteriori».
Maternità Un passaggio dell’ordinanza fa riferimento anche alla ‘status’ di madre della Mudavoiu (ha una bimba di sette mesi). Per il giudice «ci sono fondati elementi per ritenere che la donna abbia tentato di recuperare aspetti di vita consoni all’esercizio della maternità». Per l’avvocato Proietti, «si tratta di un passaggio importante che riabilita la mia assistita anche sotto il profilo morale. Lo maternità, pur citata fra le motivazioni, non rappresenta comunque l’aspetto principale che ha portato alla sua scarcerazione».
