Un’attività di spaccio di hashish che sarebbe stata «svolta quotidianamente da ormai più di anno»: è quanto emerge dall’indagine sui due fratelli italiani di 15 e 16 anni arrestati i primi di febbraio a Fontivegge. I carabinieri di Perugia, che avevano ricevuto una segnalazione su una attività di spaccio ad opera di due giovani nei confronti di coetanei, li hanno fermati in piazza Giuliano Vassalli, nei pressi della fermata del pullman in zona Minimetrò: rinvenuti circa 4 grammi di ‘fumo’, una quarantina d’euro, un bilancino di precisione e due iPhone sui quali, oggi, si concentrano gli accertamenti dalla Procura per i minorenni, per comprendere, eventualmente, quale giro di spaccio avessero messo in piedi gli indagati. Nel corso della perquisizione domiciliare sono stati sequestrati, nella camera da letto di uno dei fratelli (difesi dall’avvocato Luca Gentili) quasi 9 grammi di hashish. Il magistrato inquirente contesta ai due fratelli minorenni l’aggravante di aver operato le cessioni in prossimità di scuole.
Baby-pusher a Fontivegge: «lo spaccio è più grave perché avveniva vicino a scuola»
I fratelli di 15 e 16 anni ai domiciliari possono uscire solo per andare a lezione. Accertamenti sui telefonini
