
di Iv. Por.
«Sono uno dei 45000 contravvenzionati da questi signori». Si apre così una lettera scritta da Pierangelo, un lettore di Umbria24.it che ha appreso dell’apertura dell’inchiesta da parte della procura di Forlì per gli autovelox «imboscati» lungo la E45. Ve la proponiamo perché esplicativa delle tante storie vissute dagli automobilisti alle prese con comuni voraci e regole della strada non sempre facili da interpretare. Tutto al netto di un imperativo categorico: le regole, in primis i limiti di velocità, vanno rispettate. Ma andrebbero anche applicate con criterio, senza scadere nella persecuzione. Vi invitiamo a mandarci al nostro indirizzo redazione@umbria24.it i racconti delle vostre odissee sull’argomento, fatte per multe sulla E45 o altrove.
«Nel 2008 presi una multa per eccesso di velocità. Non sono mai andato a sindacare l’esattezza della contravvenzione perché, essendo di Milano, i costi e la rabbia non giustificherebbero eventuali ricorsi con esito positivo. Oltretutto, la mia coscienza dice che se ho sbagliato devo pagare. Pagai e basta.
Quello che non ho mai digerito è invece quello che mi è capitato successivamente. Non ho comunicato entro il termine prescritto il nome del conducente. Considerato che ero io il contravvenzionato e che normalmente non prendo multe tutti i giorni, supponevo che la comunicazione servisse solamente per indicare conducenti diversi da quelli indicati nella contravvenzione. Quando venni a conoscenza che la legge prevede in ogni caso la comunicazione, mi affrettai a contattare le autorità competenti del comune di Verghereto. Purtroppo il responsabile di turno mi comunicò che il tempo era oramai scaduto da qualche giorno e procedevano con una ulteriore sanzione di altre 250 € circa. Va bene che la legge lo prevede, ma a volte basta solamente un po di buon senso per capire e interpretare i vari casi. Ritardo di solo qualche giorno.
Ora con tutto quello che è saltato fuori mi torna in mente quella faccenda, che ancora oggi considero un sopruso. Sopruso come tanti altri che dobbiamo subire inerti per non incorrere ulteriori costi, arrabbiature e perdite di tempo. Prima o poi qualcuno rende giustizia.
Auguro ora a questi signori di passare parecchie notti insonni e che paghino per tutto quello che hanno fatto».
