Polizia (foto Archivio Fabrizio)

Soltanto una settimana fa, i poliziotti del commissariato di Assisi, diretti dal commissario capo Francesca Di Luca e coordinati dall’ispettore Walter Stoppini, avevano sferrato un durissimo colpo a chi si arricchisce sfruttando la prostituzione portando a termine una brillante operazione di polizia giudiziaria che ha permesso di assicurare alla giustizia una coppia di cittadini cinesi e di individuare ben 17 appartamenti “a luci rosse” in tutta la provincia .

Prostituzione Martedì, un’analoga operazione, sempre rivolta a contrastare il medesimo fenomeno criminale, ha permesso di smascherare un altro giro di prostituzione, questa volta ben mimetizzato all’interno di un centro massaggi orientali. Già da qualche settimana gli investigatori, insospettiti dalla pubblicità che lo reclamizzava su un famoso sito di incontri nazionale, monitoravano un centro massaggi di Santa Maria degli Angeli.

I massaggi L’ipotesi investigativa degli investigatori, anche questa volta, era che all’interno del centro non si eseguissero semplicemente dei massaggi estetici, ma anche prestazioni sessuali. Anche in questo caso, come in un copione già scritto e consolidato, fondamentali sono state le ricostruzioni investigative effettuate grazie all’escussione dei numerosi clienti: perugini, assisani e comunque residenti in zona, perfettamente insospettabili, ma anche turisti provenienti dall’estero, in visita nella città della pace ed in cerca di relax e di forti emozioni.

Le testimonianze Tutti i clienti ascoltati, certamente interessati al massimo riserbo ma proprio per questo motivo estremamente precisi nei racconti, hanno illustrato in maniera uniforme quello che accadeva all’interno: l’accoglienza era curata da una donna cinese la quale personalmente, o tramite una sua collaboratrice, provvedeva a farli accomodare in una della 4 stanzette dedicate alle prestazioni, per poi eseguire un normale massaggio.

L’extra massaggio Il trattamento estetico, ad un certo punto, poteva concludersi come tale oppure, a scelta esplicita dell’interessato, pagando una somma extra, poteva essere completato con un rapporto sessuale attuato attraverso un massaggio speciale alle parti intime. Ovviamente, il tariffario del centro estetico si basava sul diverso genere di prestazioni erogate: dai 30 ai 70 euro, in base a come esse si concludevano.

Il blitz Naturalmente, se il trattamento era completo, non veniva rilasciata alcuna ricevuta fiscale, attesa la evidente illegittimità del suo oggetto. Questo è quanto gli agenti hanno appurato soltanto sulla base delle diverse testimonianze, ma tutto ciò è stato riscontrato nella mattinata di martedì 21 ottobre, quando è scattato il blitz della polizia. All’interno del centro massaggi, gli investigatori hanno trovato due clienti in cerca di relax, i quali, entrambi, hanno poi dichiarato di essere stati interrotti sul più bello di un rilassante massaggio romantico, una donna cinese, tale W.A., del 73, titolare del centro estetico, e la sua dipendente, tale H.S., del 76, anch’essa cinese.

Lo sfruttamento Il loro rapporto di lavoro subordinato, però, risulterà essere semplicemente la copertura di un vero e proprio sfruttamento della prostituzione: la più giovane, giunta ad Assisi da Milano nella prospettiva di un normale posto di lavoro, veniva pagata 800 euro per lavorare part-time 4 ore al giorno come assistente massaggiatrice pur senza averne titolo abilitativo ma, in realtà, come accertato dagli investigatori, veniva sfruttata per più di 12 ore al giorno e costretta di fatto a compiere prestazioni sessuali. La giovane tra l’altro ha seri e invalidanti problemi di salute, condizione questa che di fatto rende ancor più grave la sua condizione di sfruttamento.

Il marito Alla gestione di tale illecita attività contribuiva anche il marito della titolare del centro, tale H.Q., cinese del ‘70, disoccupato, il quale non solo provvedeva ad accompagnarle sul posto di lavoro e a riportarle a casa alla sera, ma si occupava della gestione del marketing dell’attività, fornendo l’utenza telefonica cellulare per i clienti indicata nell’inserzione pubblicitaria pubblicata su siti web specializzati. Il marito, in realtà, risulterà aver contribuito fattivamente nell’attività commerciale della consorte anche per un altro particolare motivo: come i poliziotti sospettavano e come la stessa imprenditrice ammetterà, il suo titolo professionale di massaggiatrice specializzata, appeso in bella evidenza all’ingresso del suo centro, è risultato falso.

Denunciati Tale attestato difatti sarebbe stato rilasciato dopo 1800 ore di frequenza in un istituto di una città del Sud: ma la donna non vi è mai stata né tantomeno è sembrato che sapesse dove sia ubicata. Successivi approfondimenti investigativi permetteranno di far luce anche su questo importante aspetto. Un ulteriore riscontro della illecita attività svolta nel centro sta nel rinvenimento, a seguito di una accurata perquisizione svolta nel corso del blitz, di diverse banconote occultate all’interno di riviste nascoste dalla titolare: il denaro trovato, ammontante a circa 1000 euro, è stato sottoposto a sequestro, come la stessa attività commerciale, sottoposta a sequestro preventivo a disposizione del pm di turno Mara Pucci.

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