Il ministro della giustizia, Andrea Orlando, non salva il giudice di pace di Assisi, a differenza di altre otto sedi in Umbria. Una decisione che fa infuriare il sindaco Claudio Ricci.
Costi ridotti Il sindaco ricorda il «generoso e puntuale lavoro», che ha impegnato per due anni il consiglio comunale e la giunta, in particolare l’assessore Moreno Massucci e Marco Tellurio (consigliere della casa di riposo) per presentare una «proposta sostenibile» (da tempo inoltrata) per cui il Comune di Assisi si è accollato una parte dei costi di gestione dell’ufficio del giudice di pace.
Chiusura inaccettabile Ma, come una scure è arrivata la decisione del ministero di chiuderlo. Una scelta, per Ricci, «inaccettabile e irrispettosa sul piano istituzionale visto il serio lavoro proposto (economicamente compatibile), i numerosi incontri svolti in Roma e gli impegni che il ministero aveva preso, alla presenza anche dei massimi dirigenti». «Chi non onora la parola data dovrebbe trarne le conseguenze», chiosa il sindaco, che attacca: «Assisi non può solo essere una “vetrina” (per molti) quando poi, nei fatti decisionali, non si tiene conto che è una delle principali città italiane, nota in tutto il mondo, “motore del turismo”, e quindi economico, dell’Umbria i cui servizi interessano un comprensorio di circa 70 mila residenti con oltre 6 milioni di turisti all’anno».
Ricorsi e proteste La giunta, quindi, «intraprenderà tutte le azioni possibili (e i ricorsi attivabili) contro tale inaccettabile decisione – afferma Ricci – auspicando che il presidente del consiglio dei ministri e i ministri mettano un riparo con i fatti a tale inaccettabile e irrispettosa decisione». «Abbiamo dovuto “incatenarci” per salvare l’università ad Assisi (ora grazie al nuovo rettore Franco Moriconi i corsi riprenderanno dai prossimi anni accademici), fare occupazioni, manifestazioni e vestirci da fantasma (atto non facile per la dignità di ognuno) per attrarre l’attenzione e difendere il punto nascita all’ospedale di Assisi (è ancora aperto e, mi auguro, che nessuna lo metterà più in dubbio) ma, adesso, si sappia – conclude – che la misura è colma».
