Tribunale di Perugia (foto F. Troccoli)

di Francesca Marruco

«L’affermazione di presenze al lavoro in orari superiori al reale ha ingenerato nell’attività organizzativa dell’Azienda la determinazione dirigenziale di spesa».  Uno dei passaggi chiave della requisitoria del pm Giuseppe Petrazzini, nell’ambito del processo ai presunti assenteisti dell’ospedale di Perugia è proprio questo che parla del danno  economico creato al nosocomio perugino.  Senza contare quel modus operandi di professionisti, pianisti che passavano il badge degli altri per le presenze sul luogo di lavoro mentre magari non si trovavano neanche all’interno dell’ospedale.  Per tutti loro il pubblico ministero Giuseppe Petrazzini ha chiesto una condanna al giudice Daniele Cenci.

Le richieste  In particolare, il magistrato che nel 2007 chiese e ottenne delle misure cautelari in carcere ha chiesto di condannare due anni, tre mesi e venti giorni per la caposala Luciana Rafia, difesa dagli avvocati Chiara Lazzari e David Brunelli, 1 anno e otto mesi per Luca Rossi, 1 anno per Claudio Mezzanotte, Gino Proietti Di Manici, Luciano Brugnoni e Fabiola Rosati, 11 mesi per Massimo Piccirilli, Patrizia D’Alessandro e Mario Biancifiori, 10 mesi per Angela Cardaccia, Marzia De Blasis, Aldo Patriti e Amedeo Moretti, 9 mesi per Giuseppe Pino, Marcella Ceccarelli e Daniela Baracchi, 7 mesi e 15 giorni per Simona Bernardini, 7 mesi per Ilaria Fanali, 6 mesi per Lucia De Martis,  Susanna Ceppitelli e Paola Anderini, 5 mesi per Antonella Repetto, Ubaldo Moretti,  2 mesi per Abdolreza Hosseini Karimi.

L’indagine L’inchiesta del N.A.S. era divenuta pubblica nel luglio del 2007, quando il gip emise alcuni ordinanze di custodia cautelare in carcere per gli imputati a cui vengono contestati i delitti più gravi. In sostanza l’indagine prese le mosse dal comportamento della caposala della clinica di chirurgia Rafia Luciana che si assentava dal lavoro nonostante il badge delle presenze fosse stato timbrato. Venne così scoperto un modus operandi e comune a molti impiegati dell’azienda ospedaliera perugina. Coinvolti nell’inchiesta anche dei Carabinieri, colpevoli per l’accusa di aver aiutato la caposala nella condotta irregolare e di aver timbrato il cartellino al posto suo. La caposala è anche accusata per aver fatto acquistare all’azienda ospedaliera quantitativi esorbitanti di presidi sanitari per un danno di 1.110.331.67 euro. Gli inquirenti controllarono i medici in due momenti differenti scoprendo che nonostante l’inchiesta e le prime misure cautelari, gli indagati continuavano a comportarsi allo stesso modo.



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