di Maurizio Troccoli
Quale sia la ragione di questo presunto brutale assassinio è tutta da capire. Sta di fatto che Alexander Mennenson, il 33enne di Umbertide, è stato pestato a sangue e il suo corpo giace ora nell’obitorio di un ospedale con numerose tumefazioni. Ma cosa è stato possibile ricostruire?
La ricostruzione E’ lunedì quando sul profilo Instagram di una parente di Alexander scrive un ragazzo dalla Colombia, presentandosi come un amico del trentatreenne. Dice di avere trovato questo profilo tra le amicizie di Alexander e chiede se sta parlando con una sua parente. Alla richiesta sulle motivazioni di questa domanda, il ragazzo afferma: mi dispiace, ma Alexander è morto. Era riverso a terra, è stato aggredito e non ce l’ha fatta.
Cosa si è mosso Alexander sarebbe stato trovato a terra in gravi condizioni, poi trasferito all’ospedale di Medellin, dove è rimasto ricoverato fino al tragico epilogo. C’è incredulità e sgomento a Umbertide per questa drammatica perdita. Alexander aveva tanti amici ed è conosciuto da molti anche per la sua attività di conducente dell’ambulanza. Chi parla con Umbria24 spiega: «Era arrivato a Umbertide prima della pandemia. Sostanzialmente ha svolto sempre quel lavoro. Ciò nonostante il suo rapporto lavorativo era precario. Abbiamo saputo improvvisamente della sua decisione di partire per la Colombia, dove è rimasto per due mesi fino a questa drammatica notizia».
Cosa si sa al momento La madre di Alexander è umbertidese. Qui ritorna spesso e con piacere, ma vive insieme al marito a Nizza. E’ stata contattata, attraverso una email, dalle autorità colombiane che l’hanno informata, insieme al marito, della morte del figlio. I genitori hanno preso contatti, attraverso il consolato della Colombia, per conoscere quanto più possibile su quello che ha tutti i connotati di un barbaro assassinio del proprio figlio. Ma sembrerebbe che, al momento, non sarebbe stata compiuta neppure l’autopsia.
In quale guaio si è ficcato? Alexander è arrivato a Umbertide dal Lussemburgo, dove si era trasferito da Nizza. Chi lo conosce lo descrive come un ragazzo sempre disponibile e buono che non si sarebbe mai sottratto ad aiutare chi fosse in condizione di bisogno. In quale guaio si sia potuto ficcare in Colombia, cosa abbia potuto scatenare una violenza simile, è quello che vorrebbero scoprire quanti, in queste ore, lo piangono. Oltre ai genitori, Alexander lascia un fratello.
