di Francesca Marruco
Il sangue di uno dei banditi che domenica notte hanno assaltato la gioielleria Ipergioie di Collestrada potrebbe portare gli investigatori dritti dritti al commando. Quelle tracce ematiche repertate dalla polizia scientifica all’interno dei locali della gioielleria depredata potrebbero essere molto utili agli uomini della squadra mobile della questura di Perugia. Potrebbero dare nome e cognome almeno a uno dei banditi. E sono nei laboratori della polizia scientifica per essere analizzate.
I gioielli persi per strada E questo potrebbe portare gli uomini della questura ad indentificare anche gli altri. Ci sono poi i gioielli che alcuni di loro hanno perso scappando. Anche in questo caso gioielli che potrebbero portare ai punti in cui i ladri avevano lasciato macchine pronti ad attenderli per scappare. CI sono arrivati a piedi scappando dal centro commerciale in fretta e furia dopo l’arrivo della polizia e dopo aver arraffato quanto più possibile dalla gioielleria.
Banda militarizzata Dalle immagini delle telecamere di sicurezza l’impressione di una banda molto specializzata e sicura del fatto suo traspare con evidenza: dentro Collestrada correvano in fila indiana per arrivare dal fast food alla gioielleria. Con un grosso palo di due metri hanno sfondato la serranda dell’esercizio commerciale e poi hanno sfondato le vetrine in cui erano esposti i gioielli e ne hanno portati via per oltre duecento mila euro.
Il colpo in Toscana Adesso gli uomini di Marco Chiacchiera lavorano per arrivare presto ad incastrare i ladri che hanno messo in piedi un colpo che in Umbria non ha precedenti. Nella vicina Toscana invece si, è del 20 agosto scorso infatti un furto che ha molte analogie con quello accaduto a Perugia. Anche lì è stata colpita la gioielleria del centro commerciale Ipercoop. Anche lì i ladri hanno dato fuoco a copertoni e auto per rallentare l’intervento delle forze dell’ordine. Ma lì erano in cinque. E non dodici come a Perugia. Forse speravano di portare via un bottino più ingente da dividere in tanti? Risposte a cui, si spera, si potrà dare presto risposta grazie al lavoro delle forze dell’ordine.

