Luciano Ventanni

di Daniele Bovi

«La nostra società non è minimamente coinvolta». A molte ore dall’arresto di Manlio Cerroni e di altre sei persone nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dei rifiuti nel Lazio, Gesenu, di cui Cerroni attraverso la Sorain-Cecchini è socio, commenta così: «Gesenu – scrive l’azienda che si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti in molte zone dell’Umbria – è partecipata da una società del gruppo Sorain Cecchini che fa capo all’avvocato Cerroni». Il 45% è infatti in mano alla A. Cecchini srl, un altro 45% appartiene al Comune di Perugia e un altro 10% all’ingegner Carlo Noto La Diega, che è anche uno dei membri del cda della società dopo aver contribuito a fondare Gesenu, della quale è stato per lunghi anni amministratore delegato.

Fuori dalle gestione «Cerroni – continua Gesenu – non partecipa alla gestione della “A. Cecchini”, già facente capo all’ingegner Cecchini di Gubbio, fondatore di Gesenu e realizzatore dell’impianto di Ponte Rio di Perugia e non fa parte del Consiglio di amministrazione». Organo del quale fanno parte invece, oltre al già citato La Diega, Monica Cerroni (figlia di Manlio Cerroni) e Bernardo Passarelli. La società spiega poi di non aver mai svolto «attività di gestione di impianti di smaltimento o trattamento dei rifiuti nella Regione Lazio», e auspica che l’inchiesta possa chiudersi «in brevissimo tempo». Questo anche perché la situazione che sta vivendo l’azienda è delicata: come noto, sui conti pesa la mole di crediti non riscossi da alcuni comuni della Sicilia, ovvero Catania e soprattutto Messina, dove Gesenu negli anni passati ha vinto gare per la gestione del servizio.

LA VICENDA: GLI ARRESTI E L’INDAGINE

I conti Il primo deve pagare intorno ai sette milioni di euro, e la situazione nelle ultime settimane si è sbloccata tanto che nelle casse dell’azienda umbra sono arrivati 1,4 milioni di euro. Il grosso però, tra i 30 e i 32 milioni, sono fermi a Messina. Lunedì la situazione verrà affrontata dal consiglio di amministrazione di Gesenu (guidato dal nuovo presidente Luciano Ventanni, in sella da pochi mesi), che avrà al centro anche il nuovo piano industriale per rilanciare la società, l’esame della situazione finanziaria e un aggiornamento di quella che riguarda la controllata sarda Secit. Un cda al quale parteciperà anche Monica Cerroni. Il discorso attorno al piano industriale è ampio e riguarda anche quello che Ventanni chiama, più che aumento di capitale, «un finanziamento ponte da parte dei soci: penso – spiega a Umbria24 – a cinque-sei milioni di euro per due o tre anni allo scopo di investire, da accompagnare al contestuale rientro dei crediti. Se in trenta mesi incassassimo la metà di quello che ci spetta saremmo a posto».

LA SITUAZIONE FINANZIARIA E IL MEA CULPA DI LA DIEGA SULLA SICILIA

Nessuna ripercussione Da parte sua Ventanni è convinto che l’arresto non avrà ripercussioni su Gesenu: «Non credo – dice – che ne abbia sulla gestione. Certo, come immagine si potrebbe generalizzare ma sul piano operativo noi andremo avanti, Cerroni non fa parte neanche della società Cecchini. Faremo assemblea dei soci, cda e tutti i punti all’ordine del giorno saranno trattati». Tramite i suoi legali inoltre Cerroni sostiene che il suo operato è sempre stato corretto: «I servizi erogati alla cittadinanza dalle società del cosiddetto Gruppo Cerroni – scrivono -, sono sempre stati resi in modo corretto e puntuale a condizioni economiche particolarmente vantaggiose per l’utenza. Più volte e in diverse circostanze è stato evidenziato, attraverso la stampa cittadina, che Malagrotta per più di 30 anni ha smaltito i rifiuti della città con economia per l’utenza, sui prezzi di mercato, per più di 2 miliardi di euro».

Sempre corretti «Il servizio reso – prosegue la nota – ha evitato che si verificasse una situazione analoga a quella napoletana, nonostante i rifiuti della città di Roma siano quattro volte superiori a quelli del capoluogo campano. Peraltro l’avvocato Cerroni, tramite i propri legali, ha richiesto invano fin dal mese di luglio dello scorso anno, con tre istanze formali depositate nella segreteria della Procura della Repubblica, di essere interrogato dai magistrati inquirenti su tutti i fatti oggetto delle attuali imputazioni, non volendo sottrarsi al confronto con gli stessi magistrati e desiderando fornire un contributo fattivo per l’accertamento della propria innocenza».

Twitter @DanieleBovi

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