di En.Ber.

Condanne a un anno e mezzo di reclusione per gli imprenditori Carlo Carini e Massimo Lupini. Tre anni di reclusione, invece, per i funzionari pubblici Adriano Maraziti, Fabio Patumi e Maria Antonietta Barbieri. Sono queste le richieste del sostituto procuratore generale Dario Razzi nel processo d’appello Appaltopoli.

La prescrizione Durante la breve requisitoria il rappresentante della pubblica accusa ha dovuto necessariamente fare i conti con i termini della prescrizione che hanno invalidato tutto il processo fuorché la presunta associazione per delinquere che nell’ipotesi accusatoria si muoveva dietro le quinte dell’assegnazione delle gare truccate.

La presunta associazione Stamani Razzi ha rinunciato all’impugnazione – proposta dalla Procura per tutti gli imputati – puntando il mirino sulle uniche condanne ancora ottenibili: quelle contro gli imputati accusati di associazione a delinquere.

Le telefonate Il magistrato spera di arrivare a questo risultato anche grazie alle 13 intercettazioni ammesse dal collegio presieduto da Maria Rita Berardi: in primo grado centinaia di intercettazioni erano finite nel cestino ma ora 13 sono state ripescate, autorizzate e trascritte. In quelle conversazioni dell’estate 2007 erano state captate parole come «capimafia» e «macchinista». Quei dialoghi, insieme ad alcuni verbali e ai servizi di pedinamento della squadra mobile sono sufficienti – secondo l’accusa – a condannare i cinque imputati.

Il Pm: «Corsa a ostacoli» Durante la requisitoria di primo grado il Pm Manuela Comodi aveva definito il processo una «corsa ad ostacoli con braccia e gambe legate»: «Se non aveste emesso quell’ordinanza – aveva detto al tribunale – avreste sentito una storia di semplicità disarmante e spavalderia derivante dalla convinzione che mai nessuno avrebbe potuto scalfire il loro sistema. Un indagato diceva ‘Nessuno ci può fregare, solo la morte, solo la malattia’». Nel gennaio 2015 sono state 14 le persone condannate, 25 gli assolti. Tra questi ultimi anche l’ex presidente della Sase Mario Fagotti.

I timori per la sentenza d’appello La sentenza d’appello è particolarmente temuta dagli imputati: Anas e Provincia infatti hanno avanzato importanti richieste risarcitorie. In più si aprirebbero inevitabilmente – per i dipendenti pubblici – profili di responsabilità contabile dinanzi alla Corte dei Conti. Alcuni funzionari provinciali ormai sono in pensione: chi è ancora in servizio rischia anche procedimenti disciplinari se non il posto di lavoro.

La rettifica Diversamente rispetto a quanto si era appreso in un primo momento per Lucio Gervasi non è stata formulata alcuna richiesta di condanna. Spiega il suo legale, Giuseppe Innamorati: «Il mio cliente era accusato di corruzione e turbativa d’asta ma il sostituto procuratore generale ha chiesto ai giudici la declaratoria di prescrizione. Gervasi non era accusato del reato di associazione per delinquere».

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