Il processo di primo grado

di Francesca Marruco

Si stanno ancora riprendendo dalla sorpresa di una sentenza che nessuno si aspettava e già sono tutti ai posti di combattimento per scrivere il ricorso in appello. Difese da una parte e accusa dall’altra, una volta depositate le motivazioni, qualunque esse siano, scriveranno subito il ricorso in appello, perché ognuno vuole un risultato diverso. Il pm Manuela Comodi è pronta a chiedere ai giudici di secondo grado di riammettere le intercettazioni nel processo. Perché, ne è convinto il sostituto procuratore che intanto con le dure condanne a 14 imputati ha incassato un inaspettato successo, i 25 assolti dai giudici Cenci, Paina e Volpe, lo sono solo perché le migliaia di ore di conversazione captate sono state estromesse dalle fonti di prova del processo.

Le immagini della lettura della sentenza

Quattro ganasse «Habemus papam» dicevano quando la mazzetta arrivava a destinazione. «Dobbiamo sentire la mafia» dicevano Maria Antonietta Barbieri e Massimo Lupini – entrambi condannati in primo grado – quando parlavano degli appalti della Provincia di Perugia da assegnare. Non mancavano i commenti sugli imprenditori o sui funzionari che avrebbero avuto favori per far andare l’assegnazione dei lavori in un determinato modo. «Quello mangia a quattro ganasse» dicevano. Il pm Comodi, forte delle condanne arrivate, conta sul fatto che in secondo grado i giudici potrebbero ascoltare le sue motivazioni quando ripresenterà la stessa richiesta che ha già fatto alla Corte di primo grado: riammettere le intercettazioni.

IL VIDEO DELLA SENTENZA

Difesa Maraziti Anche le difese dei condannati però sono pronte a fare ricorso in appello, perché, vista l’esclusione delle intercettazioni, si aspettavano una strada in discesa e un’assoluzione quasi scontata, o comunque non una condanna tanto pesante. A partire dall’ingegner Adriano Maraziti, che ha ricevuto la condanna più pesante con cinque anni e quattro mesi di reclusione: il suo avvocato Franco Libori sostiene infatti che «sostanzialmente, sulla base delle prove utilizzabili, non vedo come possano aver condannato Maraziti per tutti quei reati, sulla base degli atti non vedo come possano motivare una sentenza di condanna così. C’era solo una chiamata in correità contro lui, perché tutte le dichiarazioni degli altri interrogati non erano utilizzabili nei suoi confronti. Sono rimasto colpito dalla condanna soprattutto per il reato associativo perché non c’erano le intercettazioni come fonte di prova. Anche l’entità della pena mi ha colpito: c’è stata la volontà di dare una condanna forte, ma adesso vedremo. Aspetteremo le motivazioni e poi faremo ricorso. A noi interessa dimostrare l’assoluzione».

Leonelli Sulla sentenza si è anche espresso il segretario regionale del Pd dell’Umbria Giacomo Leonelli: «Tra i nomi degli assolti di appaltopoli – ha scritto in una nota stampa – ce n’è uno che ci impone qualche riflessione: è quello di un ex assessore. All’epoca, per un avviso di garanzia venne fatto dimettere dal suo partito (il Pd), abbandonando poi negli anni ogni impegno pubblico. Il virus del giustizialismo dunque aveva colto anche chi si riempiva la bocca di belle parole sulla nostra Costituzione, ma che evidentemente non aveva letto un articolo di questa: quello sulla presunzione d’innocenza. E, allora, oggi che giornalisti e politologi si chiedono su quanto sia ‘di sinistra’ il Pd, forse un’analisi di quegli anni andrebbe fatta. Su quanto siamo stati incapaci di essere ‘di sinistra’, o su quanto abbiamo pensato erroneamente di esserlo, violando di fatto i principi della nostra Costituzione e dello Stato di diritto».

I magistrati contabili E adesso sarà anche la Corte dei Conti a mettere la lente d’ingrandimento su quello che fu il più grosso scandalo di malaffare che colpì l’Umbria degli appalti. Lo hanno disposto infatti i giudici Cenci, Paina e Volpe al termine di quasi 30 minuti di lettura di dispositivo di sentenza. Saranno i magistrati contabili quindi, oltre a quelli del tribunale civile che dovranno quantificare il risarcimento, a stabilire quale danno erariale è scaturito dalla gestione degli appalti in maniera illecita all’Ente Provincia di Perugia.

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