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lunedì 25 ottobre - Aggiornato alle 12:24

Antidepressivi per dimagrire: sette medici rinviati a giudizio, prosciolti i farmacisti

Secondo l’accusa con una doppia prescrizione sarebbero stati bypassati i decreti ministeriali che ne vietavano l’uso per perdere peso

I carabinieri del Nas

di C.F.

Sette medici sono stati rinviati a giudizio dal gip Natalia Giubilei del tribunale di Perugia per aver prescritto antidepressivi come cura dimagrante. Prosciolti, invece, i farmacisti che erano coinvolti nell’inchiesta per aver venduto i farmaci dietro presentazione della ricetta. Il processo si aprirà nel settembre del 2022.

Rinviati a giudizio sette medici L’indagine risale al 2015 ed è stata condotta tra Bastia Umbra e Perugia dal Nucleo antisofisticazione dei carabinieri coordinati negli accertamenti del pm Manuela Comodi che ha accusato i medici di medicina generale e specialisti in endocrinologia, residenti in varie parti d’Italia, di falso e violenza privata in relazione alla legge Di Bella e a due decreti ministeriali del 2015 per aver redatto ai loro pazienti «prescrizioni galeniche riportanti la falsa indicazione terapeutica della cura dello stato depressivo» anziché la «reale finalità della cura dimagrante», senza che i destinatari avessero sottoscritto alcun consenso né fossero consapevoli del fatto che «l’uso delle sostanze antidepressive fossero vietate per la cura dimagrante».

Doppia prescrizioni per bypassare i divieti In base alle carte dell’accusa, nella maggior parte dei casi i pazienti avrebbero ricevuto una doppia prescrizione – la prima con l’indicazione delle sostanze fitoterapiche, l’altra con quelle antidepressive – «bypassando» in questo modo i decreti ministeriali che ne vietano l’uso per la cura dimagrante. I carabinieri hanno inoltre riscontrato che le medesime prescrizioni comprendevano «sostanze autorizzate per la cura della depressione combinate con altre fitoterapiche, potenzialmente tossiche, destinate alla cura dimagrante».

Prosciolti i farmacisti Prosciolti, invece, i quattro farmacisti finiti nell’inchiesta, tra cui una professionista di Perugia, assistita e difesa dalle avvocate Irma Conti e Cristina Ciufoli, che esprimono la propria soddisfazione per l’esito dell’udienza preliminare che ha confermato l’assoluta correttezza della condotta della propria assistita la quale si è limitata, conformemente alla normativa, a rilasciare i preparati galenici indicati in ricette nelle quali erano riportate prescrizioni terapeutiche assolutamente lecite. Il farmacista, d’altronde, come previsto dal regolamento per il Servizio farmaceutico, non può rifiutarsi di vendere farmaci nel caso in cui vi sia un’idonea ricetta del medico.

@chilodice

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