di Ivano Porfiri
Non c’è gerarchia tra gli anarchici, sarebbe una contraddizione in termini. E neppure tra gli anarco-insurrezionalisti secondo quanto emerge dalle carte dell‘inchiesta «Ardire» della procura di Perugia, che ha portato a dieci arresti. C’è un’ala «dura e pure» tra gli italiani, la Fai, che a un certo momento si fonde con i greci della Cospirazione delle Cellule di Fuoco. E ne nasce la Fai/Fri con un’escalation di violenza che culmina con la gambizzazione a genova di Roberto Adinolfi che, sebbene non attribuita agli arrestati, proviene secondo gli inquirenti dalla «stessa matrice ideologica e organizzativa».
Una rete che dialoga sul web Un’«associazione sovversiva articolata in più cellule decentralizzate che si relazionano in modo informale anche attraverso l’utilizzo della rete internet». Così il gip di Perugia, Lidia Brutti, definisce nell’ordinanza la «Federazione anarchica informale/Fronte rivoluzionario internazionale», la stessa che «ha rivendicato varie azioni terroristiche o comunque violente, dirette a sovvertire l’ordine democratico, portate a termine in varie parti del territorio nazionale ed anche all’estero». Il giudice perugino ricostruisce la storia della Fai, apparsa per la prima volta in Italia nel 2003 rivendicando l’attentato all’allora presidente della Commissione europea, Romano Prodi. Proprio nella rivendicazione di quell’atto, sempre secondo il gip, emergono gli elementi fondanti dell’organizazione, cioè «il patto di mutuo appoggio che lega i gruppi e le individualità aderenti» collegati tra loro «mediante rapporti stabili nel tempo ma comunque fluidi e la solidarietà rivoluzionaria verso i militanti reclusi». I tre punti chiave del mutuo appoggio sono: la «solidarietà rivoluzionaria», «l’adesione alle campagne rivoluzionarie» e la «comunicazione tra gruppi/singoli attraverso l’azione».
VIDEO: INTERVISTA AL GENERALE GANZER
FOTO: ARRESTATI E BOMBE
Il legame coi greci Strategici sono i contatti che la Fai instaura con i membri imprigionati della Cospirazione delle Cellule di Fuoco. Una fitta corrispondenza ideologico-programmatica attraverso cui venivano orientate le metodologie e gli obiettivi rivoluzionari. Lotta armata, azione diretta, solidarietà rivoluzionaria, bombe ed armi sono i concetti espressi dai greci. Erano stati proprio i greci delle CCF, con i 14 plichi esplosivi del novembre 2010 indirizzati ad Ambasciate ed Istituzioni straniere in Grecia e all’estero (tra cui uno a Berlusconi), a lanciare una campagna di internazionalizzazione della lotta anarchica. In Italia, la coppia Fosco-Di Bernardo, con l’ausilio di altri adepti, costituiva il centro propulsore delle azioni e della comunicazione propagandistica Fai, attraverso i siti d’area culmine.noblogs.org, iconoclasta.noblogs.org e parolearmate.noblogs.org dove venivano veicolati i materiali anche tradotti.
VIDEO: LA CONFERENZA STAMPA SULL’OPERAZIONE
La guerra ai moderati Un momento cruciale nell’escalation di violenza da parte della Fai/Fri, secondo gli inquirenti, è risultato «un documento di critica alla Fai (la cosiddetta Lettera alla galassia anarchica) da parte di una corrente insurrezionalista che criticava la metodologia della lotta attraverso i plichi esplosivi e la loro rivendicazione». Secondo quanto ricostruisce il gip di Perugia, gli attentati del dicembre 2011 (ordigni contro Equitalia a Roma, l’ambasciata greca a Parigi e Deutsche Bank a Francoforte) sono la «risposta indignata» alla «presa di distanze dell’area più moderata».
Pum pum pum In un’intercettazione, citata nell’ordinanza, tra Gabriel Pombo Da Silva dall’utenza fissa del carcere tedesco di Hachen e Stefano Gabriele Fosco, il primo indica al secondo «la necessità di procedere subito con una risposta emblematica». «Perdere il tempo con questi imbecilli – gli dice nella conversazione riportata – gli diamo una risposta…pum pum pum…e continuiamo con le nostre cose». «Da quel momento – scrive il gip – il gruppo cessa di pubblicare comunicati e documenti sulla rete internet e a tale silenzio fanno seguito gli attentati del 7, 9 e 12 dicembre 2011» rivendicati dalla sigla “Free eat e Billy – Fai/Fri”.
Gli obiettivi Tra i «possibili obiettivi» del gruppo di anarchici al centro dell’inchiesta della procura di Perugia: «le istituioni economiche ritenute emblemi dello sfruttamento e della distruzione dell’ambiente naturale, come l’Eni e la Finmeccanica», «le istituzioni universitarie», ma anche «le principali istituzioni bancarie, come Unicredit». «Il profilo politico, simbolico e propagandistico degli obiettivi prescelti per le azioni dirette realizzate dal gruppo di affinità perugino – scrive ancora il gip – conferma come le azioni delittuose non fossero frutto di una condotta estemporanea, bensì il prodotto di un disegno criminoso pianificato attraverso una fase preparatoria ed organizzativa di elaborazione ideologica». A questo proposito, sempre secondo il gip, «le indagini svolte documentano come le società Eni e la Banca Unicredit, siano state individuate quali obiettivi primari nella recente campagna di lotta dell’area anarco insurrezionalista ed oggetto di numerose azioni delittuose perpetrate in varie località del territorio nazionale».

