di F.M.
Sarà il tribunale del Riesame di Perugia a decidere sulle nuove richieste di scarcerazione presentate da alcune delle persone arrestate dal Ros dei carabinieri nell’ambito dell’operazione Ardire. In particolare, martedì mattina davanti ai giudici perugini sono comparsi Sergio Stefani e la fidanzata Katia Di Bernardo, entrambi difesi dall’avvocato Caterina Calia, che ha sotenuto come fosse Roma «la sede territorialmente competente» a valutare le accuse ipotizzate dalla procura di Perugia. Secondo il legale, questo perché «l’episodio di reato più grave tra quelli contestati agli indagati riguarda l’attentato al dg di Equitalia, avvenuto nella capitale».
Shadow L’avvocato Calia difende già Stefani in un altro processo a Perugia, in cui è imputato perché secondo l’accusa era in procinto di mettere dei ganci di ferro sulla linea ferroviaria Orte – Ancona. Il processo che è scaturito dall’indagine denominata Shadow, sempre coordinata dal pubblico ministero Manuela Comodi, riprenderà venerdì 13 luglio a Perugia dopo il cambio del presidente della Corte. E’ da quell’indagine che i carabinieri del Ros, hanno iniziato a vagliare il tanto materiale trovato e a tenere d’occhio alcune persone. Che secondo la procura di Perugia sono responsabili di associazione sovversiva. Persone per cui il pm Manuela Comodi ha detto no alla scarcerazione o a una misura alternativa.
Accuse respinte Ma loro, tramite i loro avvocati, respingono tutte le accuse al mittente: nessuna pianificazione di attentati, come quello di Genova ad Adinolfi o come i plichi esplosivi a Equitalia. Sono i legali a parlare per conto degli arrestati e dire che non ci sono prove, ma solo congetture. Insieme a Stefani e la Di Bernardo il riesame ha vagliato anche la posizione di Giuseppe Lo Turco, lo studente catanese arrestato a Genova. Il Riesame si è riservato una decisione che verrà resa nota nei prossimi giorni.

