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Il maggiore Petronio e il capitano Basilio

di Fabio Toni

In tre – tutti italiani e pregiudicati – in trasferta da San Cesareo (Roma) per rapinare l’agenzia della cassa di risparmio di Orvieto di Penna in Teverina. Il loro piano è andato a monte grazie all’indagine e all’intervento coordinato dei carabinieri del nucleo investigativo di Terni, della compagnia di Amelia e del comando provinciale di Rieti. L’arresto in flagrante risale a lunedì mattina e ora i tre si trovano nel carcere di Terni, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

TRE RAPINATORI IN MANETTE: LE FOTO

Incipit I dettagli dell’operazione sono stati illustrati dal maggiore Pietro Petronio, comandante del nucleo investigativo di Terni, e dal capitano Michele Basilio che coordina la compagnia carabinieri di Amelia. La prima segnalazione sui movimenti ‘sospetti’ dei tre è arrivata dai carabinieri di Rieti che li tenevano d’occhio da tempo, anche nell’ambito di indagini relative a rapine messe a segno in Sabina. I militari hanno informato i colleghi ternani quando hanno avuto il sentore che il gruppo stava preparando un colpo proprio in Umbria.

I sopralluoghi I componenti la banda si sono alternati in due distinti sopralluoghi, compiuti nei giorni precedenti per studiare la situazione, le vie di fuga e la stessa agenzia. Il primo risale all’11 giugno: uno dei tre è arrivato in zona con un’auto ‘incensurata’ per disegnare l’itinerario più adatto, rappresentato da una strada di campagna che da Orte sale fino al centro abitato di Penna in Teverina. La mattina seguente si sono presentati di nuovo al paese e questa volta uno di loro è entrato nei locali della banca per raccogliere altre informazioni, dal numero degli operatori presenti all’orario migliore per compiere la rapina. Il tutto è avvenuto sotto gli occhi dei militari che, a debita distanza, non li hanno persi di vista ma che hanno evitato di intervenire, sicuri che il colpo sarebbe stato tentato a breve.

Il giorno ‘giusto’ E così è stato. Lunedì mattina i carabinieri di Rieti hanno continuato a pedinare i tre e li hanno visti mettersi in viaggio a bordo di un van, diretti verso l’autostrada. Quando hanno imboccato la direzione nord che conduce in Umbria, i sospetti hanno iniziato a prendere forma. Nel frattempo i carabinieri di Terni e di Amelia hanno disposto un sistema articolato di uomini e mezzi in grado di controllare tutte le vie di accesso e i punti nevralgici del paese, per evitare qualsiasi rischio ai cittadini vista anche la posizione della filiale situata in pieno centro.

L’auto per il colpo Prima di puntare verso l’Umbria i rapinatori si sono diretti nella zona di Vignanello, nel viterbese, per rubare l’auto – una Fiat Uno – con cui effettuare la rapina. Con quella, preceduta dall’auto ‘pulita’, hanno preso la direzione di Penna in Teverina. A un certo punto però la loro marcia si è stranamente fermata lungo la strada che sale al paese: hanno abbandonato l’auto rubata e sono tornati indietro.

L’imprevisto In quel momento i carabinieri hanno temuto che i tre potessero aver notato qualcosa di ‘strano’, che potesse averli spinti a rinunciare al colpo. Ma non era così e il motivo di quella ‘marcia indietro’ era molto più semplice: il cambio dell’auto rubata si era rotto. Per questo sono tornati fino alla zona del casello di Giove dove hanno messo le mani su un’altra auto: sempre una Fiat Uno, visto che l’unico ‘spadino’ che avevano gli consentiva di forzare solo quel tipo di mezzo.

Il blitz I tre sono stati bloccati e accerchiati alle porte del paese intorno alle 12 e 30, a poche decine di metri dalla piazza centrale. Nell’auto i militari hanno trovato tutto il necessaire del rapinatore: berretti, scarpe, guanti e un taglierino. Per nascondere le impronte digitali, oltre alla colla fissata sulle mani, utilizzavano anche un ‘finto dito’ in silicone da posizionare sui sensori della porta d’ingresso della banca.

Il bilancio finale è decisamente positivo. Oltre ad aver arrestato la banda prima che potesse mettere a segno il colpo, i carabinieri sono riusciti a recuperare i due mezzi rubati e a restituirli ai proprietari. Cosa più importante: l’operazione si è svolta senza creare alcuni rischio e senza dare troppo nell’occhio, visto che i soggetti sono stati fermati prima di entrare nel centro del paese. «Tutto ciò – hanno spiegato il maggiore Petronio e il capitano Basilio – è stato possibile grazie alla sinergia fra i vari reparti e alla collaborazione dei colleghi di Rieti che hanno ricostruito tutti gli spostamenti compiuti dal gruppo nei giorni precedenti il tentativo di rapina».

In carcere I soggetti, veri e propri ‘pendolari’ delle rapine, esperti e noti da tempo alle forze dell’ordine, sono stati arrestati anche per il furto delle due automobili. L’operazione è stata coordinata dal sostituto procuratore Barbara Mazzullo.