Il comandante della Forestale Guido Conti

Utilizzano percloroetilene (Pce) e tricloroetilene (Tce) ma non sanno smaltirlo. Sfiora quasi 20% la quota dei titolari di lavanderie e autolavaggi dell’Umbria denunciati dalla Forestale nell’ambito dell’ultimo maxi controllo che ha interessato due tra le attività più impattanti per le falde acquifere. Una quindicina gli scarichi sequestrati, tantissimi i multati.

Nella Provincia di Perugia sono state 113 le aziende visitate, con particolare attenzione al Tifernate, l’Eugubino-Gualdese, il Marscianese e, naturalmente, il Folignate e lo Spoletino dove i pozzi inquinati si vanno moltiplicando. Ben 24 i soggetti denunciati per «scarico senza autorizzazione di acque reflue industriali contenenti sostanze pericolose su pubblica fognatura o su corpo idrico superficiale», mentre i sigilli sono scattati su dieci condotte . Minuziose le verifiche a Spoleto dove, nell’ultimo mese i tecnici dell’Arpa, tuttora al lavoro, hanno rilevato livelli elevatissimi di Pce e Tce. Solo nella città del Festival sono state denunciate quattro persone che, dagli scarichi di altrettante attività, sversavano acque contenenti i solventi nella pubblica fognatura.

Nella provincia di Terni le aziende controllate sono state molte di meno, appena 29, ma i risultati sono ugualmente allarmanti. Nel 55% delle attività gli uomini della Forestale hanno riscontrato irregolarità, in quattro casi è scattata la denuncia, tredici sanzioni. Una cinquantina, invece, i soggetti sanzionati a seconda dell’irregolarità. In provincia di Perugia 32 multe valgono oltre 10mila euro, a Terni 5 circa 7mila euro a cui si aggiungono i verbali di riferimento quattro comprese da i 1.500 e i 15mila euro nel Perugino e otto tra i 12mila e 120mila nel Ternano.

Dati allarmanti A spiegare i danni causati dallo scarico improprio di acque reflue contenenti Pce e Tce è direttamente la Forestale che nella nota precisa dettagliatamente: «E’ ormai appurato che i solventi clorulati risultano tra i più diffusi inquinanti delle falde acquifere in corrispondenza di aree urbane e produttive, ed anche in Umbria sono pervenute notizie a questo Comando per presunti fenomeni di inquinamento di falde. In particolare il percloroetilene qualora sversato sul suolo, si infiltra nel terreno e migra verticalmente all’interno della falda fino a raggiungere una zona impermeabile sulla quale si stratifica. La contaminazione di pozzi ed acquedotti con percloroetilene è fenomeno che richiede onerosissimi costi per la bonifica e per consentire di rimettere l’acqua in condizioni di potabilità. Il PCE e il TCE possono essere facilmente assorbiti dall’organismo sia per ingestione che per inalazione. L’esposizione prolungata anche a basse concentrazioni aumenta il rischio di sviluppare tumori o danni al fegato e reni, oltreché al sistema nervoso centrale».

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