La prima assoluzione a Perugia (Foto F.Troccoli)

«Amanda ha sempre inteso tornare in Italia, anzi a Perugia. Già dopo la prima assoluzione lo avrebbe voluto. Non ne abbiamo ancora parlato, ma questa è sicuramente un’ipotesi possibile». A confermarlo, è l’avvocato Carlo Dalla Vedova che ha difeso la giovane americana insieme al penalista perugino Luciano Ghirga. Dalla Vedova sostiene che Amanda potrebbe seriamente valutare di tornare in Italia, «non avrebbe nessun senso non farlo». Quanto alla possibile richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione, l’avvocato puntualizza: «Ancora non abbiamo affrontato l’argomento ma è evidente che Amanda ha scontato un anno di ingiusta detenzione. E’ stata condannata a tre anni per calunnia, ma lei ne ha scontati quattro. Valuteremo quindi la possibilità di richiedere il risarcimento per un anno di ingiusta detenzione».

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Come funziona E sulle possibili richieste di risarcimento che i due ex fidanzati potrebbero presentare allo Stato italiano sono già partiti i calcoli e, stando ai commenti degli esperti «è molto facile che si arrivi al massimo dell’indennizzo riconosciuto per l’ingiusta detenzione, che è pari a 500 mila euro. Questo anche in base al solo criterio di calcolo numerico, al quale è da sommare sicuramente una serie di elementi aggiuntivi». Beniamino Migliucci, il presidente dell’unione delle camere penali, spiega come funziona la richiesta di risarcimento, annunciata dai legali dei due giovani, qual è l’iter e quali sono i parametri in base ai quale si calcola la cifra erogata, la Cassazione ha cercato di dare un criterio, proprio perché non era un risarcimento ma un indennizzo, e ha stabilito che, essendo 6 anni il massimo della custodia cautelare, si dividessero i 500 mila euro per i corrispondenti giorni arrivando a una cifra per ciascun giorno di ingiusta permanenza in carcere». «Questo parametro – spiega il penalista – può essere integrato sulla base di sofferenze aggiuntive: se la persona ha perso il rapporto con la famiglia, con la società, con il mondo del lavoro; può esserci una malattia o anche il danno subito da una sovraesposizione mediatica, determinata non dal processo ma proprio dalla carcerazione, che può aver avuto un effetto negativo nella vita futura».

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Stesso per entrambi «Il discorso vale per entrambi, nonostante Amanda abbia avuto una condanna a tre anni per calunnia e dunque rispetto ai 4 anni trascorsi in carcere ci sarebbe solo un anno in più, e comunque – sottolinea Migliucci – non è detto che la pena per calunnia dovesse essere scontata in carcere e non, ad esempio, con l’affidamento in prova ai servizi sociali». Nel caso gli ex fidanzati decidessero di chiedere il risarcimento, dovrebbero presentare un’istanza alla Corte d’Appello di Perugia per ingiusta detenzione che poi valuterà. Quella decisione è ancora appellabile in Cassazione.

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