Rudy Guede (Foto F.Troccoli)

di Francesca Marruco

Uno tra i più famosi penalisti americani dice che se Amanda fosse stata giudicata in America con quelle stesse prove che gli inquirenti di Perugia hanno portato ai giudici italiani, sarebbe stata condannata. E di certo in America non ci sarebbe stata l’estenuante altalena che invece ha caratterizzato gli anni dei processi italiani. Condannati, assolti, condannati e adesso definitivamente assolti dalla quinta sezione della Corte di Cassazione che ha annullato senza rinvio la sentenza di Firenze, cancellando con un colpo di spugna otto anni di processi – compreso quello celebrato dai colleghi della prima sezione, sconfessati con questa nuova sentenza – e mettendo una pietra tombale sul caso, che con ogni probabilità, resterà per sempre un mistero.

Unico condannato Sempre che Rudy Hermann Guede, attualmente per la giustizia italiana, l’unico colpevole identificato dell’omicidio di Meredith Kercher, non decida, prima o poi, di dire finalmente come andò quella notte del primo novembre del 2007, quando la giovane Meredith venne uccisa nella sua casa di via della Pergola. Allo stato attuale infatti, sempre che la quinta sezione non stabilisca -nelle motivazioni della clamorosa sentenza di ieri – che Rudy Guede ha ucciso da solo Meredith Kercher, ci sono due assassini a piede libero.

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Comodi: unici indiziati sono loro Manuela Comodi, che per Amanda e Raffale aveva chiesto l’ergastolo, non ha dubbi: «gli unici indiziati oltre Rudy Guede sono loro due, perché in quella stanza non ci sono altre tracce che non siano loro e di Guede». Cestinata quindi la remota ipotesi di una riapertura di indagini per ricercare i correi di Guede, anche se c’è comunque una sentenza passata in giudicato in cui il cestista ivoriano è stato condannato per aver ucciso Meredith in concorso con altre persone.

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La sentenza Per i giudici della quinta sezione penale presieduti da Gennaro Marasca, evidentemente queste altre persone o non esistono, o non erano Amanda e Raffaele, o, ancora – forse più verosimilmente – gli inquirenti perugini non raccolsero per i giudici sufficienti elementi contro di loro, come sembra suggerire il richiamo all’articolo 530 secondo comma, con la vecchia insufficienza di prove. Sarà dunque interessante leggere nelle motivazioni, che usciranno nei prossimi 90 giorni, se ai giudici della Cassazione, che per l’avvocato della famiglia Kercher Francesco Maresca, «si sono sostituiti ad una Corte d’Appello decidendo nel merito», non sia rimasto qualche dubbio sul possibile coinvolgimento di Amanda e Raffaele o saranno in grado di spiegare e superare quegli indizi che, innegabilmente ci sono.

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Gli indizi C’è il computer di Raffaele Sollecito che registra un’interazione umana alle cinque di mattina quando loro dissero di aver dormito tutta la notte. Ci sono i loro cellulari che si spengono insieme la sera e insieme si riaccendono la mattina dopo verso le sei. Poi ci sono quelle impronte esaltate dal luminol che Comodi richiamò in requisitoria in secondo grado a Perugia dicendo che «pur non identificando con certezza una persona hanno un valore individualizzante molto forte». «Abbiamo un giudizio di identità probabile a carico di Raffaele e Amanda. Quello che emerge è che per aver un altro soggetto che potesse lasciare la medesima impronta bisognerebbe creare un soggetto con le stesse caratteristiche morfologiche». Poi c’erano ovviamente i dibattutissimi coltello e gancetto. Per l’accusa prove di colpevolezza, per le difese prove di indagini scientifiche fatte male. E le versioni ballerine di Amanda e Raffaele.

Morte del processo indiziario Per la quinta sezione penale della Corte di Cassazione evidentemente ciò non è stato sufficiente. «È successa una cosa normalissima – dice l’avvocato di Sollecito Luca Maori -, dei giudici hanno letto le carte processuali e hanno riscontrato che la sentenza di Firenze era, per non dire qualcosa di più forte, quanto meno abnorme». «E’ la morte del processo indiziario» sussurrano negli ambienti giudiziari perugini. Intanto è quasi certamente la morte della possibilità di accertare, al di là di ogni ragionevole dubbio, cosa accadde quella notte. La morte della possibilità di avere giustizia per la famiglia della povera Meredith. Che di certo non potrà accontentarsi di una sentenza definitiva per insufficienza di prove in contrasto con l’altra sentenza definitiva del caso. Oltre all’infinito dolore per aver perso una figlia in modo tanto tragico dunque, i Kercher dovranno anche convivere con la frustrazione di non conoscere mai davvero, come, chi e perché ha tolto la vita alla loro amata Mez.

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