«La Regione Umbria si accinge a richiedere al governo il riconoscimento di stato di emergenza, con l’auspicio che l’esecutivo nazionale ed il Parlamento non lascino soli, in un momento di gravissima difficoltà delle nostre comunità, la Regione e i Comuni, impegnati in prima linea a far fronte alle conseguenze di una eccezionale calamita naturale». È quanto affermato dalla presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, al termine di una serie di sopralluoghi effettuati nelle ultime ventiquattro ore nella maggior parte dei luoghi interessati dagli eventi calamitosi, per una verifica diretta dei danni provocati alle attività economiche, imprese, aziende agricole, alle infrastrutture viarie e di comunicazione ed ai singoli cittadini.
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Situazione critica «La situazione è tuttora molto critica – afferma la presidente – e siamo ancora impegnati nella fase dell’emergenza, soprattutto nei comprensori dell’Orvietano e del Marscianese, ed in alcune località dei comuni di Todi e Città della Pieve. Voglio augurarmi – ribadisce – che governo e Parlamento affianchino le autorità locali, attualmente impegnate nella gestione dell’emergenza, e successivamente nell’adeguato sostegno per gli interventi di ripristino delle condizioni di normalità per il sistema economico nel suo complesso e per i cittadini, oltre che di messa in sicurezza dei territori interessati. Perché ciò sia possibile è assolutamente necessario che il Governo riconosca lo stato di emergenza e si adotti successivamente una norma di legge, con adeguata copertura finanziaria, affinché si possano realizzare tutti gli interventi utili al ritorno alla normalità ed alla ripresa economica».
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Non ci lasciate soli La presidente Marini ha inoltre sottolineato come sia «davvero sorprendente che non ci sia più oggi un fondo per le calamità naturali e si siano lasciate soli Regioni, Province e Comuni a fronteggiare situazioni di assoluta gravità per cittadini e imprese. Questa vicenda mette infatti in evidenza come sia inadeguata e carente la riforma del sistema di Protezione civile sancita con la legge ‘100’. Avrebbe fatto bene il Parlamento – aggiunge – ad ascoltare le osservazioni ed i suggerimenti che a suo tempo sia le Regioni, sia il complesso delle autonomie locali (e la stessa Protezione civile nazionale) avevano avanzato con forza».
Stima dei danni In queste ore la Regione, le Province ed i Comuni interessati sono impegnati anche in una capillare verifica dei danni al fine di definire quanto prima una stima del fabbisogno finanziario che sarà immediatamente trasmessa al presidente del Consiglio dei ministri affinché il Governo possa avere utili elementi di conoscenza della gravità della situazione.
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Patto di stabilità «Come Regione – affermato Marini – siamo impegnati a valutare tutti gli strumenti attivabili per poter comunque mettere in atto iniziative utili alla ripresa della normalità, fermo restando la necessità di una norma di legge nazionale. Necessità che rappresenteremo come Regioni anche alla commissione Ambiente della Camera dei Deputati nella audizione che avremo il prossimo 21 novembre. In questa sede – ha proseguito Marini – ribadiremo altresì la necessità di una minore rigidità dei vincoli stabiliti dal patto di stabilità, soprattutto per quanto riguarda gli interventi per la mitigazione e riduzione del rischio idrogeologico. Tema che dovrebbe essere posto quale impegno prioritario per il Paese dall’’agenda’ di Governo».
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Grazie a chi ha collaborato La presidente ha quindi voluto rivolgere un «sincero e profondo ringraziamento» a tutti quelli che in questi giorni – ed ancora in queste ore – si sono adoperati in soccorso delle popolazioni colpite, dalle forze dell’ordine – a cominciare dal corpo dei Vigili del fuoco in primo luogo -, alle strutture di Protezione civile di Regione, Province e Comuni, alle centinaia di volontari ed agli stessi cittadini che sin dalle prime ore si sono autonomamente attivati “dando prova di grande solidarietà e senso civico che è proprio degli umbri, come hanno dimostrato gli oltre 150 giovani studenti di Orvieto che stanno aiutando a spalare il fango ai quali – conclude la presidente – voglio inviare un particolare grazie».
Confindustria: danni enormi E intanto anche le imprese colpite dalle alluvioni fanno il conto degli enormi danni subiti. La Giunta di Confindustria Umbria ha espresso preoccupazione per il futuro di numerose aziende che – già gravate dalla profonda situazione di crisi in cui si trova il territorio – prevedono, in alcuni casi, di non poter riprendere la propria attività. Umbro Bernardini, che ha già preso contatti con la presidente Marini, ha comunicato che Confindustria Umbria sosterrà in tutti i modi possibili le iniziative che l’Amministrazione regionale vorrà intraprendere per sollecitare l’intervento del Governo a supporto dei territori colpiti e dell’intero tessuto economico. Al riguardo Confindustria apprezza e condivide la necessità evidenziata dalla Presidente Marini della revisione delle regole del patto di stabilità interno almeno per le opere che servano a evitare il dissesto idrogeologico o per quelle riguardanti la messa in sicurezza degli edifici scolastici.
Accertare responsabilità Tuttavia Confindustria Umbria, pur riconoscendo l’assoluta eccezionalità della portata della piovosità di questi giorni, non può fare a meno di far notare che «le conseguenze dell’alluvione avrebbero potuto essere certamente meno devastanti se fosse stato dato corso, per esempio, alla proposta, formulata oltre due anni fa dalle imprese di Orvieto, per ripulire il letto del fiume Paglia da detriti e inerti accumulatisi nel tempo che hanno contribuito a ostacolare il flusso delle acque. L’Associazione degli imprenditori umbri mentre ritiene che le responsabilità per tale inerzia debbano essere accertate, ed eventualmente perseguite, afferma la necessità che, in un territorio delicato sotto l’aspetto idrogeologico come quello umbro, vengano attuati con carattere di sistematicità, superando la complessità delle attuali procedura burocratiche ed autorizzative, i necessari interventi di manutenzione dei corsi fluviali per la messa in sicurezza del territorio e per ridurre il rischio che in futuro possano ripetersi eventi drammatici come quello che oggi stiamo vivendo».
