di Enzo Beretta 

«Non si discute che la vicenda meriti il massimo rispetto e il massimo garbo possibile ma non è sull’onda dell’emotività e sulla scorta di nuove valutazioni tecniche fondate su elementi già valutati che può chiedersi la riapertura delle indagini». È quanto scrive nelle proprie deduzioni l’avvocato Giancarlo Viti impegnato nella difesa degli otto medici dell’ospedale di Perugia indagati in seguito alla morte dello studente 17enne Alex Mazzoni deceduto l’11 marzo 2020 dopo alcuni cicli di chemioterapia. 

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L’inchiesta L’indagine, inizialmente archiviata, è stata riaperta su sollecitazione dei familiari di Alex e così, a distanza di tempo, i sanitari sono di nuovo sotto inchiesta. Tutti loro – si apprende in ambienti difensivi – rivendicano la correttezza del loro operato, certi di aver fatto ciò che andava fatto, nella consapevolezza della grave malattia che aveva colpito il giovane. Lunedì il gip Angela Avila ha incaricato tre periti di spiegare «se il decesso sia in rapporto causale con l’operato dei medici che lo hanno avuto in cura»

Archiviato e riaperto «Se fosse sufficiente a riaprire le indagini il dissenso postumo di un consulente rispetto alla consulenza eseguita dal pm con la forma dell’accertamento tecnico non ripetibile – scrive Viti nella sua memoria – verrebbe meno la certezza del diritto per cui qualunque sanitario indagato e archiviato risulterebbe perennemente appeso alle sorti della valutazione difforme successivamente espressa da un qualunque nuovo consulente e questo, chiaramente, non può essere». Secondo il penalista «una nuova fonte di prova non può essere una valutazione espressa da un consulente di parte e ciò a maggior ragione quando attiene allo stesso tema già scandagliato in contraddittorio con una consulenza che ha condotta ad una adeguatamente motivata richiesta di archiviazione e ad un altrettanto motivato decreto di accoglimento». 

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Contraddittorio Il medico legale Beatrice Defraia, l’ematologo Alberto Bosi e il chirurgo Paolo Fabbrucci verranno sentiti nell’udienza del 18 dicembre, in contraddittorio con i consulenti della difesa che sono l’ematologo Fabrizio Martelli, il chirurgo Annibale Donini e il medico legale Mauro Bacci. Conclude il legale: «Anche laddove la nuova perizia dovesse concludere in senso in qualche modo difforme verrebbe per ciò stesso a configurarsi un contrasto tecnico tale da inibire dapprima l’esercizio dell’azione penale e, eventualmente, poi la emissione del decreto che dispone il giudizio in quanto proprio quel contrasto di per sé precluderebbe l’espressione di un giudizio di prognosi di ragionevole probabilità di condanna. Il contrasto tecnico rinvenibile a seguito di esperimenti effettuati entrambi in un contesto di pieno contraddittorio – dice Viti – costituirebbbe infatti il prologo imprescindibile di una pronuncia di assoluzione». 

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